Una prospettiva di genere per lo sviluppo sostenibile

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La sessantesima sessione della Commissione sulla condizione delle donne ha evidenziato l’urgenza di integrare con una prospettiva di genere l’attuazione dell’Agenda 2030 e il raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile

Ho voluto dedicare un numero speciale della newsletter “Un mondo di donne e di uomini” alla sessantesima sessione della Commissione sulla condizione delle donne (CSW60), che si è tenuta a New York dal 14 al 24 marzo, poiché sono convinta che il grande lavoro che ha svolto avrà un notevole impatto positivo sulla vita delle donne e delle bambine di tutto il mondo.

La Commissione, istituita nel 1946 dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, è il principale organismo intergovernativo globale dedicato esclusivamente alla promozione della parità di genere e all’empowerment delle donne. Ed è stato proprio L’empowerment delle donne e il suo legame con lo sviluppo sostenibile il tema principale affrontato da questa 60^ sessione, che ha anche riesaminato un secondo tema, L’eliminazione e la prevenzione di tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, a partire dalle conclusioni concordate della cinquantasettesima sessione.

Due sono le ragioni che hanno reso la CSW60 una sessione di portata storica. Innanzitutto, è la prima che si è svolta dopo l’approvazione dell’Agenda 2030 e la definizione dei nuovi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. La seconda ragione – ovviamente legata alla prima – è la straordinaria partecipazione, sia in termini numerici che di qualità dell’impegno, da parte delle rappresentanze governative (più di 80) così come delle tantissime organizzazioni non governative (oltre 540, con più di 4.100 rappresentanti). Accanto all’incontro di alto livello, si sono svolti oltre 200 eventi collaterali organizzati congiuntamente dagli stati membri e dall’Onu, e circa 450 eventi paralleli organizzati dalle Ong.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione dell’Italia, che ha contribuito alla discussione su temi cruciali come le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati, donne e droghe, migrazioni, occupazione e imprese femminili, violenza di genere. Il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, capo della delegazione italiana insieme a Emma Bonino, ha sintetizzato con grande efficacia il cruciale passaggio storico che oggi sta vivendo il pianeta affermando che occorre “passare dalla cultura della vittimizzazione alla cultura dell’empowerment”.

Le undici intense giornate della CSW60 sono state dunque un’importante occasione di discussione e di confronto di alto livello, di condivisione di idee e di pratiche, di verifica del lavoro svolto e di proposte per il futuro. Quest’ultimo punto, il più importante nella prospettiva dell’empowerment e della parità di genere, è racchiuso nelle conclusioni concordate votate nel corso della seduta finale.

Le conclusioni della CSW60 ruotano intorno a un’urgenza fondamentale, quella di integrare con una prospettiva di genere l’attuazione dell’Agenda 2030 e il raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. La Commissione, riconoscendo il ruolo fondamentale delle donne come agenti di sviluppo, ha infatti affermato che gli Obiettivi al centro dell’Agenda 2030 non saranno raggiungibili senza uguaglianza di genere e senza empowerment delle donne e delle ragazze.

Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttrice esecutiva di UN Women, ha commentato: “Le nazioni hanno dato alla disuguaglianza di genere una data di scadenza: il 2030. Ora è il momento di mettersi al lavoro. Queste conclusioni concordate consolidano e avviano l’attuazione dell’Agenda 2030 in una prospettiva di genere, grazie alla quale abbiamo le migliori possibilità di non lasciare indietro nessuno”.

C’è tuttavia un motivo di rammarico, espresso con grande equilibrio da Phumzile Mlambo-Ngcuka nel discorso conclusivo della CSW60: “non siamo stati in grado di metterci d’accordo sulla necessità di riconoscere le violazioni che le donne e le ragazze subiscono a causa del loro orientamento sessuale”. La lotta all’omofobia e alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale delle persone è una delle battaglie che più mi stanno a cuore. Eppure, questo mancato accordo non deve scoraggiarci; al contrario, lo svolgimento della CSW60 e in generale l’intera storia della Commissione sulla condizione delle donne non fanno che confermare la necessità di insistere, di confrontarsi, di dare battaglia, perché solo così è stato possibile tradurre in impegni concreti dei governi di tutto il mondo princìpi e pratiche che pochi decenni fa erano patrimonio di piccole avanguardie.

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