Una nuova classe dirigente? Meglio un Renzi più attivo

Pd
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene durante gli "Stati generali sui cambiamenti climatici e la difesa del territorio" nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera, Roma, 22 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Né renziani della prima ora, né acquisiti: serve un segretario più impegnato sul Pd

La critica più sensata mossa a Renzi mi pare quella sulla mancanza di classe dirigente. A mio avviso il problema non sta nella discrasia tra Renzi 1 e Renzi 2 e, addirittura, nemmeno nella doppia veste di Renzi, presidente del consiglio e segretario del principale partito di sinistra e del paese. Ma bisogna partire da una distinzione banale. L’insieme delle persone che formano il Renzi I è frutto, come si dice dalle mie parti, di “quello che passa il convento”. Altra storia, invece, è il partito. Forse il premier, dopo l’ubriacatura del 40,8%, si è cullato sugli allori delegando troppo e si è concentrato h24 sul governo, frutto di quello che passava il convento-parlamento eletto nel 2013.

Che fare? Richiedere la carta di identità da renziani della prima ora serve a poco. “La corrente dei renziani non esiste”: mai come in questa fase diventa cartina tornasole. C’è ancora il post delle sconfitte di Moretti e Paita, raccontate ad arte come “renziane” proprio da chi, poi, gioisce per la sconfitta del Pd. E c’è, soprattutto, la battaglia per le riforme da portare a casa per l’Italia: così ad esempio Francesca Puglisi, responsabile scuola non renziana della prima ora, si ritrova a difendere la Buona Scuola contro grillini, vendoliani e destre varie, al pari dei confluiti Giannini, Romano, Migliore…

Tali dinamiche non sempre si riverberano sui territori. Dove arrivano non vengono digerite perché comprese con gli strumenti locali, passati dal convento-vecchio-partito o dai signori del consenso tanto lontani anche dal Renzi 2.

La soluzione è avere il Renzi-e-basta anche dentro al Pd. Potrebbe subito mettere bocca nei percorsi per vincere le amministrative 2016, che capitano in mezzo al particolare mandato quadriennale che porta al 2018. Non ci sono solo grandi città, c’è tutta un’Italia di provincia che attende di poter votare convinta il Pd anche a livello locale. E allora il presidente del consiglio sicuramente non vedrà l’ora di congratularsi col segretario del partito.

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