Una nave di salvataggio per i migranti

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L’idea è geniale e dimostra che in quest’epoca dominata dagli egoismi individuali e di stato, ci sono giovani che guardano avanti e che si spendono per nobili cause

Nove giovanissimi ragazzi tedeschi hanno deciso di comprare una nave e dopo averla rimessa a nuovo farla diventare un’imbarcazione da salvataggio per i migranti che attraversano il nostro Mediterraneo.

Lo stanno facendo con una campagna di crowdfunding, divisa in due fasi, che ha già permesso di raccogliere 300mila euro. L’idea è geniale e dimostra che in quest’epoca dominata dagli egoismi individuali e di stato, ci sono giovani che guardano avanti e che si spendono per nobili cause.

Oltre all’idea illuminante anche il progetto che è stato preparato nei minimi particolari mostra la serietà con cui questi giovani si sono mossi. Presto la barca sarà pronta per partire e pattugliare il mare per sei mesi, guidata da un equipaggio di professionisti e volontari.

L’associazione che ha promosso l’iiniziativa, Jugend Rettet, è stata fondata da due giovani di Berlino, Jakob Schoen, e Lena Waldhoff, rispettivamente 20 e 23 anni. «Siamo un gruppo di giovani con la possibilità di cambiare qualcosa – spiega Jakob Schoen sul sito del progetto – Una nave non è una soluzione a lungo termine. Tuttavia servirà a salvare vite umane. E farà sorgere una domanda: perché al posto dei governi europei, sono i giovani, con una loro iniziativa privata, a doversi fare carico di questa missione?».

Nel sito dell’associazione sono descritti tutti i passaggi che hanno portato al progetto: dalla dolorosa presa di coscienza delle drammatiche stragi in mare alla presa d’atto dell’inadeguata azione dell’Europa.

I ragazzi sono potuti avvalersi della collaborazione di organizzazioni come Greenpeace, che già hanno fatto esperienze di questo tipo. La storia è stata raccontata da ‘che Fare’, un’interessante associazione, nata nel 2014, che opera sul fronte dell’innovazione e delle trasformazioni culturali.

Nel sito è possibile rintracciare riflessioni critiche e narrazioni su tutto quello che riguarda le pratiche culturali dal basso e i movimenti trasformativi del contemporaneo. Lo possono fare perché hanno un’estesa ramificazione di partner: associazioni, fondazioni, case editrici, centri culturali e imprese.

In mezzo a siti e riviste online che propagano solo notizie cosidette sfiziose e leggere, ogni tanto, cheFare, ogni tanto, serve per non portare, come si diceva un tempo, il cervello all’ammasso.

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