Una lunga traversata

Terrorismo
La Police Nationale francese presidia le entrate al lungomare Promenade des Anglais a Nizza,  15 luglio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La rabbia può spostare consensi verso destre estreme e xenofobe. Ma una cosa è la frustrazione, altra le soluzioni

Lo spaventoso eccidio di innocenti in festa sarebbe opera di un delinquente divenuto stragista. Se è così, siamo nel settore che Olivier Roy definisce – anziché ´radicalizzazione dell’Islam’ – ´islamizzazione dei radicali': ovvero, degli spostati/piccoli criminali che sfruttano, spesso nello spazio di poco tempo, il riferimento del fondamentalismo islamico come piattaforma per gesti terrificanti.

Non c’entrano nulla, dunque – in questo caso – né l’addestramento dell’ISIS, né i barconi di migranti, né gli istruiti/benestanti killer di Dacca. Tra i commenti più demenziali che ho sentito (taccio la fonte per carità di religione): «È colpa della mancata integrazione nelle periferie». Demenziale, appunto. Come prevenire e contrastare questi fenomeni di devastante adesione individuale o di piccoli gruppi alla chiamata dei terroristi islamisti a colpire la serena quotidianità delle nostre vite (pizzerie, sale per concerti, metrò -stazioni-aeroporti, raduni giovanili, stadi, feste popolari)? Aumentando coordinamento e controlli di intelligence: ascolti, web, viaggi, personalità sospette, settori criminali border line (occhio: nella società globale interconnessa, vale per i fondamentalisti, ma non solo; qualcuno ricorda più il pilota tedesco depresso che ha schiantato l’aereo sulle Alpi?). Ciò comporta limitazioni ad alcune abitudini, ma mai rinuncia alle libertà, né fuga dalla nostra civiltà aperta.

L’Islam è interpellato, nelle sue diversità e articolazioni, a risposte molto più incisive. Guai ad alimentare un’equazione tra una religione pacifica, leadership responsabili e milioni di persone oneste, con i terroristi, o i «lupi solitari». Guai a ignorare, però, che milioni di famiglie occidentali possono rifiutarsi di comprendere quelle articolazioni, e semplificare brutalmente, in preda alla paura, con odio antimusulmani. Questa spirale fa il gioco dei terroristi. D’altronde, gli effetti economici degli atti di assassinio con mezzi moderni e messaggi pre-medievali si ritorcono molto sui paesi musulmani: vedasi le crisi verticali del turismo in Turchia, Egitto o Tunisia (quest’ultima non sarà certo aiutata dalle origini franco-tunisine dell’assassino di Nizza).

Nella politica, la rabbia può spostare consensi verso destre estreme e xenofobe. Ma una cosa è la frustrazione, altra le soluzioni. Queste sono in mano a efficace prevenzione e sicurezza, cooperazione europea/internazionale, buona integrazione, controllo delle migrazioni. E una cultura aperta. Pochi imbecilli desiderano trasferirsi a Raqqa, a combattere con l’ISIS: dobbiamo fermarli e colpirli. Molti disperati vorrebbero fuggire da quelle terre, e venire da noi: dobbiamo aiutarli a riprendere il controllo, e vivere in pace (qui da noi, non c’è abbastanza lavoro e benessere per tutti). Siamo in mezzo a una lunga traversata, insomma. Allacciamo le cinture, piuttosto che buttarci di sotto.

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