Una Legge di Bilancio a misura di studente

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21/05/2002 UNIVERSITA' LA SAPIENZA  .

Le misure per il diritto allo studio contenute nella Legge di Bilancio sono una vera e propria rivoluzione

Sono molte le questioni che riguardano l’Università affrontate in questa legge di bilancio. Non è banale sottolinearlo, considerate le lunghe stagioni in cui le alternative chiavi di lettura per descrivere gli interventi in questo campo erano soltanto due: riforma o tagli. E spesso si parlava, alla fine, solo dei secondi.

Questo paese ha perso quasi 80.000 immatricolati in 10 anni. Ha lo scomodo terzo posto nelle classifiche europee come paese con le tasse universitarie più alte. Possiede l’unicum della figura degli idonei non beneficiari, ovvero di ragazzi e ragazze che si meritano la borsa di studio ma non la ricevono per mancanza di fondi o mala gestione. Investe meno della metà di Francia, Germania e Spagna in diritto allo studio. Ha il numero di laureati fra i 30 e i 34 anni più basso d’Europa, 25,3% contro una media del 38,7%, e il trend non sembra migliorare.

Eppure rischiano di passare sotto silenzio alcune misure che sono entrate nella Legge di Bilancio preparata dal governo, e sono ora al vaglio del Parlamento. All’articolo 36, si introduce una no tax area per tutti gli studenti con ISEE sotto 13.000€, che riescano a raggiungere soglie di crediti annui. Si tratta di un intervento da 80 milioni. Contemporaneamente, si garantisce la progressività della tassazione universitaria, creando una fascia di garanzia fra 13.000€ e 30.000€ di ISEE con un’aliquota fissa.

Le tasse universitarie vengono ricomprese tutte in un contributo omnicomprensivo, che vuole mettere la parola fine alla moltiplicazione di bolli e balzelli che certi atenei hanno istituito negli anni per fare cassa e ingannare le statistiche. Vengono stabilizzati i 50 milioni per il diritto allo studio, inseriti temporaneamente l’anno scorso, e si obbligano le regioni ad unificare gli enti per il DSU entro 6 mesi.

Oggi sono, talvolta, addirittura uno per ateneo, ognuno col suo Cda e le sue strutture. All’articolo 38, viene dato un nuovo scopo alla fondazione per il merito di gelminiana memoria, che si chiamerà Fondazione Articolo 34 ed erogherà 400 borse di studio a ragazzi meritevoli e a basso reddito. Si tratta di un modo discutibile in cui investire 20 milioni di euro, che molti avrebbero preferito aggiungere a quelli disponibili per le normali borse di studio.

Ammonta a 5 milioni di euro la cifra stanziata per la prima volta sull’orientamento in entrata e in itinere. E’ interessante, oggi, ricordare la discussione sul ddl Ghizzoni in merito alla tassazione universitaria, fatta solo tre anni fa, durante la quale alcuni come il Movimento 5 stelle, sostenevano che creare sistemi di dure punizioni agli atenei, mettendoli a rischio chiusura, significasse fare il bene degli studenti. O ripensare alle manovre dei governi di centrodestra, che per anni ha proposto riforme inevitabilmente abbinate a tagli orizzontali.

Occorre fare questo esercizio di memoria, per riconoscere come le misure contenute in questa manovra possano rappresentare una rivoluzione copernicana per il diritto allo studio e i giovani di questo paese. Una rivoluzione che nasce sia dall’impegno degli studenti nel proporre soluzioni sensate alle istituzioni, sia dall’enorme sforzo compiuto da alcuni, pochi parlamentari impegnati quotidianamente su questo fronte.

I binari sui quali poggiano gli interventi inseriti in questa legge di bilancio potrebbero ben combinare, finalmente, necessità degli studenti ed efficienza del sistema.

Certo non basteranno, da soli, a convincere i molti giovani che sempre meno ritengono l’Università la strada migliore da percorrere per prepararsi alla vita. Di fronte a questo andrebbe forse immaginato un nuovo patto, in cui si legga l’impegno di tutti ad immaginarsi le condizioni per il nostro futuro. No tax area, progressività obbligatoria, l’unificazione degli enti e l’aumento dei fondi che sembravano, fino a pochi anni fa irraggiungibili, possono però essere buone premesse per guardare alla politica e alle istituzioni come autori di un primo passo utile a ritrovare un po’ di quella credibilità perduta e a restituire, almeno in parte, la voglia di mettersi in gioco a famiglie ragazzi e l’Università tutta.

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