Una leadership per l’Europa

Politica
epa05590529 US President Barack Obama (R) and Italian Prime Minister Matteo Renzi (L) participate in an arrival ceremony on the South Lawn of the White House in Washington DC, USA, 18 October 2016. Later today President Obama and First Lady Michelle Obama will host their final state dinner featuring celebrity chef Mario Batali and singer Gwen Stefani performing after dinner.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

L’Italia è nei fatti l’unico grande paese della regione ad avere scommesso su futuro e innovazione.

Il senso più preciso del viaggio di Renzi a Washington è nelle parole che gli ha rivolto il vicepresidente Joe Biden: «Noi guardiamo a te non solo come ad un leader per l’Italia, ma come ad un leader per l’Europa». In quella frase c’è molto di più della conferma di un’amicizia tra Roma e Washington, peraltro mai messa in discussione. C’è un autentico investimento su quella che gli Stati Uniti riconoscono come una leadership politica per un continente che, in questa fase storica, sembra avere perso punti di riferimento e fatica a ritrovarsi intorno ad un baricentro.

D’altra parte Londra ha appena scelto di lasciare l’Unione europea, la Francia si dibatte in una crisi politica infinita, la Spagna naviga a vista tra elezioni a ripetizione e governi di minoranza, la Germania è solidamente concentrata sulla difesa dello status quo. E se gli equilibri geopolitici ed economici che l’Europa ha conosciuto nell’ultimo ventennio sono ormai in aperta discussione, l’Italia è nei fatti l’unico grande paese della regione ad avere scommesso su futuro e innovazione.

Il futuro dell’Europa, innanzitutto, perché l’insistenza con cui l’Italia lavora a convincere i partner della necessità di cambiare strada su crescita e immigrazione nasce dalla consapevolezza che senza una svolta lo stesso destino dell’Unione appare a rischio. Ma anche l’innovazione delle istituzioni e della politica come una sfida comune alle grandi democrazie europee, attraversate tutte insieme dalla minaccia del populismo e del nuovo nazionalismo.

Se la scommessa europea di Washington è su Renzi e sull’Italia, è del tutto naturale che Obama abbia speso parole tanto chiare sul nostro referendum costituzionale: il passaggio fondamentale attraverso il quale l’impegno italiano per l’innovazione delle istituzioni democratiche e per il futuro dell’Unione europea sarà confermato o respinto dal nostro elettorato. Nessun condizionamento dall’esterno, nessuna ingerenza, ma un investimento trasparente sulla nazione che oggi viene considerata il perno di un futuro comune alle due sponde dell’Atlantico. In questo quadro, vale davvero la pena lamentarsi del fatto che l’Italia (e non solo Renzi) sia accolta con tanta attenzione da Washington? O non sarebbe il caso, almeno per una volta, di sentirsi italiani prima ancora che militanti di una parte politica?

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