Una contro-Finanziaria? Roba da Bertinotti

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I toni polemici di Bersani denotano volontà di contrapposizione più che di mediazione

La sinistra Pd ha aperto un nuovo fronte di battaglia sulla legge di stabilità. Muove diversi rilievi, alcuni un po’ forzati e altri più ragionevoli.

Si fa un gran parlare della necessità di non togliere l’Imu su castelli e villoni, anche se – come dice il sottosegretario Baretta – “io tutti questi castelli non lì vedo”. Ma come bandierina può funzionare, chi se ne importa se nel merito la misura non porterebbe nulla.

Più credibili sembrano le istanze tese a rafforzare le misure (pur presenti nella legge di stabilità) a favore della povertà e di sostegno alla disoccupazione. Se ne discuterà. I dirigenti non renziani più seri come Cesare Damiano infatti stanno già lavorando ad ipotesi concrete di lavoro (quello che verrà fatto in parlamento per due mesi!).

Giusto poi discutere della controversa misura dell’aumento del contante, come ricorda oggi Raffaele Cantone.

Ma poi c’è l’opposizione “dura” di Pier Luigi Bersani, un uomo che sa meglio di tutti che sulla legge di stabilità, la vecchia Finanziaria, ci sarà una vera e propria trattativa e che quindi si tratta di avere un atteggiamento disponibile e responsabile. Invece i suoi toni delle ultime ore (“Renzi non faccia torto all’intelligenza degli italiani”, “Questa legge è incostituzionale”), replicato da alcuni suoi seguaci con modalità ancora più grevi, dà l’impressione di volersi contrapporre e di entrare in rotta di collisione. E i toni contano.

Quando la sinistra di Bersani annuncia una “contro-Finanziaria”, contro la proposta del proprio governo e del proprio partito, si replica il copione infausto di Bertinotti. Ce lo ricordiamo, come andò a finire.

 

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