Un voto per Cannes? Sei e mezzo. Solo Ken Loach sopra la media

Cinema
Ken Loach - I, Daniel Blake Premiere - Cannes

I grandi registi hanno portato opere minori. Importante la presenza degli italiani

Il festival di Cannes chiude domenica e si possono già abbozzare dei bilanci, per quanto provvisori. Il bilancio artistico non va oltre il 6 e mezzo: come spesso capita, registi la cui presenza cannense è ormai consolidata hanno portato quest’anno opere minori (Almodovar, i Dardenne, Assayas) e all’interno del concorso solo Ken Loach, con I, Daniel Blake, si distacca nettamente dalla media. Allargandosi al fuori concorso, è interessante notare come diversi autori abbiano realizzato – del tutto all’insaputa l’uno dell’altro – opere che appaiono come dei consuntivi, delle sintesi di tutta una carriera. Vale per i suddetti Loach e Almodovar, ma anche per Woody Allen e Spielberg, fuori concorso, e persino per il nostro Marco Bellocchio.

La presenza italiana, pur monca della competizione, è stata importante: i tre film alla Quinzaine hanno avuto un’accoglienza di pubblico notevole e l’imminente film americano di Paolo Virzì, con Donald Sutherland e Helen Mirren, è stato un protagonista del Marché dando vita a una vera e propria asta fra i compratori di mezzo mondo.

Il vero bilancio sul quale è opportuno e scaramantico non sbilanciarsi è quello della sicurezza. È come la famosa barzelletta del tizio che si butta da un grattacielo di cento piani e mentre cade, a ogni piano, dice: fin qui tutto bene. Diciamo che la sicurezza è molto visibile: nel senso che i controlli sono stati spostati fuori dal Palais, sui marciapiedi e nelle spianate davanti agli ingressi, rendendo ancora più ampia l’area inaccessibile per i passanti. Un kamikaze verrebbe fermato venti metri prima: sono cose che consolano. Come sempre accade, soprattutto in Francia, alcune regole di sicurezza sono imperscrutabili. È vietato portare in sala bottigliette d’acqua, e si sa: è così anche sugli aerei. È vietato portare anche cibi: forse pensano che panini e biscotti possano essere bombe mascherate. Un collega si è visto sequestrare, all’ingresso della proiezione del mattino, una confezione di Pocket-Coffee (il rischio abbiocco è sempre in agguato). Ha tentato di trattare con il cerbero che gli stava perquisendo la borsa. Posso portarne un paio in tasca, ha chiesto. Il cerbero ha detto di sì. Il collega ha preso senza farci caso tre cioccolatini e il cerbero l’ha bloccato in malo modo: quelli sono tre, avevamo detto due, je suis pas un con. Ques t’ultima frase (significa “non sono scemo”) è ad altissimo rischio di smentita.

A un altro collega – scena alla quale abbiamo assistito –è stata sequestrata una scatola di biscotti: piuttosto che lasciarli alle guardie (che non glieli avrebbero restituiti) se li è mangiati tutti lì, all’ingre ss o, prima di entrare. A rigor di logica avrebbero dovuto fermarlo e consegnarlo agli artificieri: se i biscotti erano bombe, era diventato un critico-bomba ambulante.

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