Un Vietnam che sa di conservazione

Pd
Il presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi durante l'assemblea nazionale del Pd nell'auditorio del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

La realtà non sembra disposta a concederci il tempo di risolvere le grane di partito. Uccidendo il riformismo, non ci saranno né vincitori né vinti, solamente una dolorosa conta di morti e feriti. Cioè noi, tutti noi

Il Vietnam; quello parlamentare ovviamente. Stupisce la minaccia della minoranza interna del PD, alla vigilia di un passaggio cruciale per il governo e per il Paese, come quello del voto sulla riforma costituzionale e su altri importanti tasselli del puzzle riformista che il governo sta costruendo, tessera dopo tessera. Forse non sorprende, ma stupisce. Perché più che il tentativo di incidere con le proprie idee nel processo di riforma che sta finalmente interessando l’Italia, sembra piuttosto il sussulto di chi è talmente abituato alla conservazione da avere le gambe troppo intorpidite per ricominciare a correre.

Sia chiaro, non condividere una riforma per come il governo la immagina e lavorare per migliorarla secondo il proprio punto di vista non significa affatto finire automaticamente nelle file delle forze della conservazione. Qui però stupisce la maniera con cui si è scelto di opporsi all’intero processo riformatore. Perché la mission sembra essere quella di impantanare il governo e bloccare le riforme, con un nesso di causa effetto ambivalente, estremamente pericoloso per il nostro Paese. Perché la realtà non sembra disposta a concederci il tempo di risolvere le grane di partito; perché la realtà è testarda e va avanti comunque, e se davvero vogliamo costruire un futuro fondato sui valori del centrosinistra allora dobbiamo avere il coraggio di riformare, nel senso di ri-formare, dare una nuova forma alle cose.

Ognuno di noi sa quanto sia difficile cambiare, mettere davvero in discussione qualcosa che in passato abbiamo vissuto come una conquista. Ma in politica, come nella vita, occorre capire che il tempo passa, il contesto muta, la realtà si trasforma e che il migliore – anzi, l’unico – modo per conservare la sostanza di quelle conquiste e dei nostri valori è modificarne la forma, adattandola ai tempi. Ciò non significa abbandonare i nostri valori, ma esattamente il contrario: significa volerli riaffermare nel presente e ridisegnarli per il futuro. Ed è solamente cambiando una forma che non risponde più ai bisogni del nostro tempo, che ne salveremo la sostanza: se ci ostinassimo invece a conservarne la forma, abbandoneremmo la sostanza di quei valori, di quelle conquiste. Sarebbe come tradirli.

Eccolo dunque il rischio grave che si profila all’orizzonte qualora qualcuno progettasse di utilizzare il terreno delle riforme come leva per cacciare il governo nel pantano e insieme arrestare il processo riformista in corso. Se è ri-affermare i valori del centrosinistra in un contesto nuovo, globalizzato e interconnesso ciò che ci sta a cuore, dobbiamo avere il coraggio di cambiare forma al materiale che abbiamo tra le mani, perché è la realtà che ce lo chiede, perché è sempre la realtà che altrimenti si incaricherebbe di condannarci. Perché se Vietnam significa un pantano in cui per colpire il governo si uccide il riformismo, allora non ci saranno né vincitori né vinti, ma solamente una dolorosa conta di morti e feriti. Cioè noi, tutti noi.

 

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