Un vero leader non pensa solo ai sondaggi

Governo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante l'incontro con l'autore Alec Ross in occasione della pubblicazione del libro ''Il nostro futuro. Come affrontare il mondo nei prossimi vent'anni'', al teatro Piccolo Eliseo a Roma, 21 giugno 2016. ANSA/ GIORGIO ONORATI

Un governo deve lavorare per un periodo definito con una maggiore stabilità

Molte persone non ostili all’indirizzo del governo Renzi ne criticano quella che per loro pare un’eccessiva attenzione al consenso elettorale (meglio sarebbe dire sondaggistico).

Un bravo leader politico, dicono, dovrebbe essere guidato dalla validità di medio lungo periodo delle scelte che compie. Non dovrebbe essere ossessionato dal “consenso” elettorale o, nel nostro caso, dall’esito del referendum di autunno. Tutto oggi si legge infatti con la chiave dell’esito della riforma costituzionale.

Insomma, il bravo leader dovrebbe prendere decisioni a prescindere dal consenso, dovrebbe fare le cose presunte giuste anche se questo costa la sconfitta elettorale.

Lasciamo perdere se l’indebolimento di un premier è coerente con l’applicazione delle leggi che egli promulga e lasciamo perdere anche il difficile problema di chi decide in democrazia che le cose sono giuste se non la maggioranza degli elettori.

Poniamoci un’altra domanda: come si fa ad avere un sistema politico meno esposto alle cosiddette decisioni “elettoralistiche”, quelle cioè condizionate dal consenso di breve o brevissimo periodo? Come si struttura la democrazia in un’epoca in cui la diffusione di media e web ha trasformato la politica sempre più in una campagna elettorale permanente? Come si fa a determinare un processo decisionale meno turbolento, meno esposto alle emozioni, più adatto a far maturare decisioni attraverso la verifica (almeno un po’ argomentata) dei loro effetti?

Visto che l’idea di leader politici disinteressati al consenso elettorale al limite del masochismo non pare realistico e peraltro presuppone un’idea di leadership del tutto incompatibile con la politica diventata politainment, intrattenimento televisivo, mi pare ci voglia un governo che possa lavorare per un periodo definito con una maggiore stabilità. Allungare il più possibile il ciclo economico elettorale o almeno evitare la fibrillazione del sondaggio settimanale. Un leader che riceva un mandato esplicito dagli elettori, senza inutili paure visto anche che siamo inseriti in un contesto istituzionale e economico che delimita ampiamente l’autonomia del governo nazionale e quelle dell‘ipotetico e temuto uomo solo al comando.

Insomma andiamo avanti con tutte le cautele e le antenne elevate a cogliere eventuali effetti non voluti e indesiderati della riforma costituzionale e dell’Italicum, ma andiamo avanti.

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