Un tram che si chiama Seminerio, il tipico economista che sbaglia

Il Fattone
seminerio

Sul Fatto critica le politiche in deficit, quelle di Roosevelt…

Nel variegato caravanserraglio della comicità italiana un ruolo di spicco spetta agli economisti.

L’espressione del volto è sempre molto preoccupata, i sorrisi sono rigorosamente banditi, gli occhi sempre segnati da occhiaie profonde che testimoniano anni di studio matto e disperatissimo, il tono della voce è calmo quanto spietato, la parlantina sciolta e inarrestabile nello snocciolare miriadi di dati, percentuali e numeri che nessuno naturalmente è in grado di verificare ma che intontiscono l’interlocutore fino allo sfinimento.

Il modulo retorico degli economisti da avanspettacolo è duplice e ben collaudato: da un lato, si affastellano previsioni fosche, apocalissi imminenti, spietate catastrofi; dall’altro, si indicano le soluzioni alternative, di cui l’economista di turno è il solo depositario. “Stiamo correndo verso il disastro – questo lo schema immutabile – ma se fate come dico io ci salveremo”.

Possibile che tutti gli altri siano cretini?

Gli economisti, com’è noto, hanno la medesima capacità predittiva degli astrologi: non perché siano dei cialtroni – neppure gli astrologi lo sono – ma perché il futuro è notoriamente sconosciuto, dal momento che non si è ancora verificato.

Tuttavia, per motivi che hanno a che fare con la psicologia profonda del gregge, esibire numeri e tabelle sembra più serio che scrutare i fondi di caffè o interpretare il volo degli uccelli: e dunque, quando un economista parla, c’è sempre un buontempone che ascolta. Di questo abuso di fiducia la categoria ha fatto tesoro, e poco importa che tutte le previsioni si rivelino, come del resto è naturale, inesatte, imprecise o, più spesso, grossolanamente sbagliate.

Fra gli esponenti di spicco della nuova leva si può senz’altro annoverare Mario Seminerio, commentatore economico del Fatto.

Il titolo del suo intervento di oggi è come sempre godibilissimo: “Deficit della furbizia: il treno Renzi sta per sbattere contro il muro della realtà”. E la realtà, com’è ovvio, è quella stabilita inequivocabilmente da Seminerio, mentre quell’idiota di Matteo “forse è davvero convinto che con più deficit sia possibile togliere il paese dalle secche della stagnazione”.

Ne era convinto anche quel deficiente di Roosevelt, che trasformò l’America della Grande depressione nella prima potenza mondiale. E senza neppure una laurea in economia.

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