Un simpatizzante M5S ci dice la sua sulle prospettive del Movimento

M5S
Beppe Grillo con il parlamentare Luigi Di Maio sul palco alla festa del M5S al Circo Massimo, Roma 12 ottobre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Un articolo sollecitato dal pezzo di Fabrizio Rondolino

Con il suo ultimo articolo pubblicato su Unità.tv Fabrizio Rondolino tenta di rispondere alla domanda “I Cinquestelle saranno pronti per il grande passo?”. La sua analisi è una delle meno aggressive della rinata e rinomata testata di sinistra nei confronti del Movimento 5 Stelle, tanto da riuscire ad essere pubblicata e commentata da numerosissimi attivisti 5 stelle nel loro gruppo chiuso di Facebook che conta più di 14.000 iscritti, dove troviamo anche qualche europarlamentare come Tamburrano o artisti come Fiorella Mannoia.

Tra due giorni avrà luogo ad Imola il raduno annuale del movimento di Beppe Grillo, che si distingue dalla Leopolda o dalle Feste dell’Unità non solo per appartenenza e colore politico ma anche perché sarà completamente autofinanziato dagli stessi attivisti e parlamentari (al 15 ottobre sono stati raccolti 396.657,38 €).

“Italia 5 Stelle” di Imola, come scrive anche Rondolino, avrà come tema di quest’anno “Diventare ed essere pronti per governare il Paese”.

Mentre il Pd sembra bloccato nel suo modo di far politica con quelle promesse ed annunci che per qualcuno iniziano a sapere di ripetitivo, come qualcosa già ascoltata, il M5s ha dalla sua due vantaggi che non si devono sottovalutare. Il primo è quello di poter cambiare registro con un elemento di novità: mentre il tema del 2014 era il solito ‘’tutti a casa’’ e l’uscita dalla moneta unica, nel week-end si parlerà di governare; il secondo è che il grande atteso non sarà più il fondatore Beppe Grillo, ma ci saranno altri “grandi attesi”, tra cui spiccano sicuramente le figure del giovanissimo vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e del deputato Alessandro Di Battista, il nome che in molti vorrebbero si facesse per il Campidoglio.

Come ha fatto intuire il giornalista dell’Unità, sottovalutare i pentastellati sarebbe un grande errore: hanno già dimostrato di non essere un ‘’fenomeno passeggero’’, e anzi i sondaggi li premiano con dei trend di forte crescita a livello nazionale. L’istituto Ipr li quota al 28%mentre Tecnè si ferma ad un alto 27,5%: entrambi i dati sono superiori rispetto al boom delle politiche del 2013.

Le prossime elezioni della primavera del 2016 saranno quelle che interesseranno le grandi città metropolitane: la grande attenzione sarà su Roma, Milano, Torino e Napoli. Proprio nella capitale i 5 Stelle sono i più favoriti, dopo la vicenda Marino, superando il 33% dei consensi secondo sempre le ultime rilevazioni di Tecnè e Ipr.

Ma i sondaggi positivi non sono l’unico fattore che porta sempre più spesso a discutere di 5 stelle al governo tra simpatizzanti e non. Oggi Maria Elena Boschi ha blindato nuovamente l’Italicum, che non premia le coalizioni ma le liste: quindi con lo scenario attuale di un centrodestra frammentato e con più correnti, la partita se la giocherebbero il Partito democratico e il Movimento 5 stelle.

Partita che risulterebbe tutt’altro che scontata con la vittoria del partito del premier, tra la predisposizione del M5s a intercettare i voti della destra ai ballottaggi e l’avvio a novembre del processo Mafia Capitale, che accompagnerà a braccetto tutta la campagna elettorale fino al giorno delle elezioni: il Pd dovrà lavorare bene per poter vincere.

Pd e centro-destra non sono gli unici ad avere delle beghe interne: il Movimento 5 stelle dovrà capire cosa vuole fare sui nomi che correranno per gli scranni più alti dei Comuni. Dopo che Di Battistia e Di Maio si sono defilati dalla corsa per Roma e Napoli con la spiegazione che il Movimento ha delle regole, che a loro dire “se si derogano una volta finiscono per derogarsi sempre”, rimane il dubbio su quali saranno i nomi degli “sconosciuti” che concorreranno nelle primarie online.

Le scelta del M5s senza dubbio è nobile e funzionerebbe se esistesse un elettorato pronto ed attivo che esprima la sua scelta valutando a fondo i programmi piuttosto che il partito o l’individuo. A mio avviso l’elettorato italiano forse non è ancora pronto per questa “sfida”: presentando un nome nuovo si rischia di azzerare tutto il vantaggio di cui godono i pentastellati per ora a Roma, perché sì, adesso possiamo vedere persone preparatissime come un Di Maio, un Di Battista o un Morra, ma queste hanno avuto bisogno di due anni per potersi far conoscere per le loro qualità, e un nome nuovo a gennaio forse potrà garantire la tanto“ostentata onestà”, per citare le parole di Rondolino, che potrebbe però non risultare abbastanza se non accompagnata dalla possibilità di dimostrare le proprie competenze, condannando il Movimento ancora una volta all’opposizione.

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