Un Sì per non tagliare le radici dell’Ulivo

Referendum
Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Sì” o “no”. La politica esige scelte e vive di scelte. Mai come questa volta

Sì” o “no”. La politica esige scelte e vive di di scelte. Mai come questa volta, visto che il quesito cui saremo chiamati a dare risposta è netto e riassume tutta intera la riforma. Il 4 dicembre non ci saranno diverse possibilità, non ci saranno alternative. Con la stessa nettezza con cui ci verrà posto il quesito noi, cittadini-elettori, potremo e dovremo dire in modo chiaro se vogliamo che la nostra Costituzione, nella sua seconda parte, relativa all’Ordinamento della Repubblica, venga riformata.

Si tratta di materia tecnicamente complessa e delicata per le sue implicazioni e soprattutto per il valore che la Costituzione italiana ha, alla luce del clima politico e della fase storica in cui nacque. Non ci stancheremo mai di riscoprirne la ricchezza e lo slancio ideale. Non ci stancheremo mai di misurare la nostra insufficienza rispetto al mandato che essa consegna alle più alte istituzioni della Repubblica e al popolo italiano in termini di principi e valori. Principi e valori che non sono minimamente toccati dalla riforma, che investe la seconda Parte. Per questo non mi piace che vi sia stata e vi sia ancora in molte occasioni una semplificazione eccessiva del portato della riforma come se dovessimo «toglierci un pensiero». Il percorso che ci ha portati fino qui è stato complicato, a momenti davvero duro. Chi, come me, l’ha vissuto in Parlamento lo sa molto bene. Dubbi, tensioni e divisioni ci hanno accompagnato. Testi emendati più e più volte. Discussioni e lacerazioni anche interne allo stesso gruppo e alla stessa area politica di cui si è parte.

Potrei dire oggi che voterò Sí perché non saprei come spiegare a me stessa un cambiamento d’opinione radicale rispetto al voto espresso nell’aula di Montecitorio. Tanto meno potrei spiegare non solo ad amici, conoscenti, familiari, ma anzitutto agli elettori, di avere per tre volte approvato in aula il testo della riforma e di fare oggi, fuori da quella sede, campagna per il No. Ho votato Sì in Parlamento non perché convinta di tutti i passaggi della riforma, ma perché convinta del suo segno complessivo. Consapevole del cammino fatto per arrivare fin qui e di quel che resta da fare. Ho votato Sì perché ho riconosciuto un’ispirazione che veniva da lontano, dagli anni della costruzione del progetto riformista nel segno dell’Ulivo. La forza della stagione ulivista stava precisamente nella sua tensione riformista. Per questo ho votato Sì e invito i miei concittadini a votare Sì. Anche la coerenza è un valore che l’Ulivo fece riscoprire agli italiani sempre più disillusi dalla politica. Le cose devono tornare ad avere un senso. Occorre restituirlo anche alla politica se vogliamo che i cittadini non fuggano dalle urne e da quell’imp egno collettivo senza cui non si realizzerà il cambiamento necessario.

Penso che prima di tutto occorra iniziare da noi stessi, dalla nostra coerenza, dalla nostra credibilità. Fin dal suo inizio questa tormentata legislatura ha trovato la sua ragion d’essere nella indilazionabile necessità di dare finalmente esito a un percorso di riforma istituzionale per troppo tempo incompiuto e irrisolto. Chi è seduto seduto sui banchi di Camera o di Senato, sa che è lì per assolvere un mandato: riformare le istituzioni e fare una nuova legge elettorale. Il senso di questa legislatura risiede tutto in quelle pagine riformate della nostra Costituzione oggi proposte al giudizio popolare. «Sì» o «No». Dovremo decidere insieme al popolo ora. Dovremo farlo con onestà e lealtà. Senza semplificazioni del messaggio, senza esasperazioni: il Sì non risolverà i tanti e gravi problemi dell’Italia, ma libererà il Paese da una cappa di immobilismo e restituirà alla politica parte della credibilità smarrita. In questi giorni ho ascoltato esponenti politici di destra che, proprio come D’Alema, affermano pubblicamente che il No al referendum del 4 dicembre spalancherà le porte a una nuova, vincente, iniziativa di riforma della Costituzione.

Allora sì, arriverà la volta buona! Per la politica italiana c’è sempre un domani e un’altra cosa migliore di quella in discussione. Io non la penso così. Penso che oggi sia il tempo della nostra responsabilità. Accettare la sfida riformista implica assumersi la responsabilità di una scelta e di un cambiamento. La riforma costituzionale segnerà, se sarà approvata dagli italiani, una vera partenza. Se non si fa mai il primo passo, non arriva neppure il secondo e il cammino non inizia. L’Italia ha già conosciuto una straordinaria stagione riformista. Nei giorni dell’Ulivo ho coltivato la speranza di poter vedere “rinascere” il mio Paese. Quei giorni sono stati interrotti, è vero, ma senza quella semina, oggi non saremmo pronti a questo passaggio. Con il «Sì» alla riforma non avremo buttato alle ortiche la grande fatica della stagione ulivista.

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