Un Sì laico al referendum, per superare paure e resistenze

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Il Presidente del consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento in occasione dell'apertura della campagna per il sì al referendum costituzionale di autunno, al teatro Niccolini di Firenze, 2 maggio 2016. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Paventare svolte autoritarie è servito in passato a difendere interessi e rendite di posizione

Ciascuno di noi tende a porre l’accento su una delle varie valenze che in genere le parole possiedono. Personalmente, ad esempio, per laico intendo soprattutto “non dogmatico”, “non ideologico” (secondo l’accezione peggiore dell’aggettivo “ideologico”).

Così, riguardo al referendum costituzionale, considero importante battersi per il Sì e farlo laicamente. Con energia, convinzione e laicamente. Occorre infatti provare a conciliare due esigenze: da un lato informare e promuovere un dibattito pubblico ampio e appassionato al riguardo, dall’altro evitare toni “apocalittici”, da “giudizio universale”. Dal punto di vista psicologico, si può comprendere come, venute meno le certezze e le protezioni alle quali eravamo abituati, si possa provare un certo smarrimento dinanzi alla modifica della Carta fondamentale. Dire “la Costituzione non si tocca” esprime di certo un atteggiamento difensivo. In tal modo, però, non si va lontano e si rischia di affossarsi in una sorta di palude conservatrice. È bene, invece, entrare nel merito del discorso, senza pregiudizi e isterie, nella consapevolezza che tutto è perfettibile e che occorre in ogni caso trovare un punto di equilibrio, frutto magari di un sano compromesso.

Dopo decenni di discussioni inconcludenti, ecco uno dei principali meriti della revisione oggetto di referendum, si è giunti a un approdo, lungo il solco almeno a parole evocato dai più: quello di una democrazia matura, in grado di coniugare trasparenza e capacità di decisione, “governabilità” e ruolo fondamentale del Parlamento. Uscendo dalle secche legate ad altre stagioni politiche, caratterizzate dalla paura. Paura del “pericolo rosso” o di “svolte autoritarie e repressive”.

Paure che celavano interessi e rendite di posizione. Anche da qui, forse, le attuali resistenze al cambiamento, da parte di quanti, più o meno consapevolmente, vorrebbero impedire alla nostra democrazia di navigare in mare aperto.

Un Sì laico, dunque, un Sì per liberarci dai fantasmi del passato e procedere lungo il sentiero difficile e impervio della crescita democratica.

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