Un segnale dalle città

Amministrative
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Pensare che fra un paio di giorni si possa incidere sui destini di Renzi e del governo sarebbe un errore esiziale

Stasera si chiude la campagna elettorale e lo spazio fin qui occupato da slogan, parole e promesse sarà occupato (si spera) dalla riflessione. Poi dopodomani oltre 13 milioni di italiane e italiani saranno chiamati al voto. Dovranno scegliere a chi affidare le sorti della propria città per i prossimi 5 anni.

E già qui un elemento di riflessione viene naturalmente a galla. Sono oramai più di vent’anni che i sindaci sono scelti direttamente dai cittadini e che la sera delle elezioni o al massimo quindici giorni dopo al ballottaggio, si conosce il nome di chi sarà chiamato a governare. È un sistema che, al di là di alcune difficoltà, s’è dimostrato molto efficace.

Chi ha memoria infatti non avrà dimenticato il tempo (prima del 1993) in cui i sindaci venivano decisi all’interno dei consigli comunali anche dopo mesi di sfiancanti trattative e infinite mediazioni, spesso al ribasso (vedi numero e nomi degli assessori da distribuire a questa o quella forza politica). L’elezione diretta del sindaco invece ha permesso una sostanziale stabilità e una funzionante alternanza. Chi infatti chiede ai cittadini un voto in cambio di un progetto (un insieme di impegni) poi, nella maggior parte dei casi, alla fine del suo mandato viene giudicato dagli elettori che possono confermarlo o decidere di consegnare la propria fiducia ad un altro candidato e a un altro programma di governo.

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