Un Robot che guarda lontano

MediaTelling
Una veduta interna della Libreria Rizzoli a New York, 21 luglio 2015. A un anno dalla chiusura del bookstore sulla 57/a strada, Rizzoli riapre nel quartier Nomad della Grande Mela: un'area in pieno rilancio con la quale il 'tempio' dei libri punta a coniugare dinamicità e storia, con un tocco di italianità. Ospitata nel St. James Building, edificio progettato nel 1896 dall'architetto Bruce Price, la libreria Rizzoli ricrea proprio l'esperienza architettonica classica integrata con la sua nuova posizione al centro di Manhattan, su Broadway e la 26/a strada.
ANSA/ SERENA DI RONZA

Nelle nostre case editrici si aggireranno presto, molto presto, dei robot che, con aria pensosa, produrranno libri seriali

Nelle nostre case editrici si aggireranno presto, molto presto, dei robot che, con aria pensosa, produrranno libri seriali. Questo, a dire il vero, sta in parte già avvenendo ma a scriverli non sono robot. In Giappone sono più avanti, in questo intreccio tra cibernetica e letteratura. Un romanzo scritto da un robot ha infatti superato la selezione di un famoso premio letterario, il Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award, un premio letterario molto noto nel paese del Sol Levante, e si appresta a nuovi trionfali traguardi. Il titolo scelto non è il massimo della creatività ma è, oggettivamente, ‘verista’: “Il giorno in cui il computer scrive un romanzo”. Gli hanno dato, però, un aiutino, come si dice alla tivvù: trama e personaggi sono stati, infatti, pensati dai programmatori dell’Università Futuro di Hakodate.

L’ottanta per cento del lavoro lo hanno fatto gli umani ma il resto è davvero il frutto delle fatiche creative del robot. Un po’ come nelle nostre scuole: le insegnanti assegnano il tema, la famiglia dà una mano e al resto ci pensa Internet. La giuria del premio non ha sospettato che fosse stata una mente artificiale a creare l’opera. D’altra parte il premio prevedeva l’anonimato e solo dopo si è saputo che sui 1450 manoscritti presentati, 11 sono quelli da attribuire a “costruzioni” non umane.

Il robot guarda lontano e conoscendo già le propensioni degli umani ha trovato una chiusa del romanzo niente male: “Il computer, dando priorità al perseguimento della propria felicità, smise di lavorare per gli umani”. Non è il solo robot capace di avere un pensiero, diciamo così, lungo. Un altro sa fare bene di conto tanto che ha sconfitto il campione mondiale di Go, gioco antico e più complesso, dicono gli esperti, degli scacchi. Il robot si chiama AlphaGo e fa parte della “scuderia Google”. Anche in questo caso c’è stata un piccola astuzia da parte dei programmatori: avevano fatto memorizzare il gioco dell’avversario.

Visti i risultati, propongo un nuovo campo di sperimentazione, il redattore robot. Così consegniamo a lui il pezzo da scrivere, con agenzie e quant’altro, e ce ne andiamo in campagna. Voi pensate che i direttori se ne accorgerebbero?

Vedi anche

Altri articoli