Un progetto ambizioso per la minoranza dem

Pd
(da sinistra) Sergio Lo Giudice, Gianni Cuperlo e Roberto Speranza, durante la convention organizzata dalla Sinistra Dem al Teatro Vittoria di Roma, 12 dicembre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Speranza e compagni sono a un bivio: continuare la guerriglia interna o lavorare a un progetto compiuto, che richiede tempo e fatica ma può condurli a battere Renzi senza trabocchetti

La convention di Sinistra riformista a Perugia è stata solo l’inizio di un percorso. La minoranza del Pd infatti ha appena iniziato a riorganizzarsi dopo lo shock post-elettorale e post-congressuale. Giudicare il loro cammino dal primo passo sarebbe ingeneroso. Chi vuole il bene del Partito democratico, infatti, non può che augurarsi che il lavoro di Roberto Speranza e degli altri porti a un risultato che, per la sinistra italiana, potrebbe perfino essere storico: la definizione di una linea politica socialdemocratica finalmente compiuta, mai esistita nel nostro Paese, con l’obiettivo di divenire maggioritaria all’interno del Pd e, quindi, di assumersi la responsabilità del governo.

È una sfida da far tremare i polsi, per chi fa della politica (e della politica a sinistra) una passione oltre che un impegno a tempo pieno. Un compito che richiede un lavoro lungo e faticoso, che non può compiersi in un convegno, ma nemmeno nel giro di pochi mesi. Il tempo, però, è proprio una variabile che non manca ai dem, visto che – come abbiamo già avuto modo di spiegare – il prossimo congresso sembra lasciare poco spazio alla possibilità di capovolgere sin da subito gli equilibri interni.

Più che il tempo, però, è l’ambizione quella che sembra mancare in questa fase a Speranza e compagni. L’elaborazione di un progetto a lungo termine, lo stesso che ha portato ad esempio Corbyn a guidare i laburisti inglesi, è accantonata a tutto vantaggio della guerriglia interna al partito e, ancora peggio, della rivendicazione di un passato, sul quale il giudizio non può che essere quanto meno controverso. Certo, non mancano le eccezioni, i tentativi di un’elaborazione culturale e politica più profonda, ma finiscono troppo spesso per annegare in un mare magnum di attacchi e minacce, rivolte più all’interno del partito che all’esterno. In un “dibattito surreale”, come ha scritto oggi Renzi.

 

VEDI ANCHE – Gli interventi di Roberto Speranza e di Gianni Cuperlo alla kermesse della minoranza

 

Il risultato non può che essere quel clima di sospetto reciproco che non fa bene al Pd e, prima di tutto, nemmeno alla stessa Sinistra riformista. Dal nostro piccolo osservatorio di Unità.tv, ce ne accorgiamo ogni giorni dai commenti che arrivano alla nostra community.

Uno scatto in avanti nell’elaborazione teorica e programmatica, nella definizione di un modello di partito alternativo a quello di massa ormai superato (compito al quale nemmeno Renzi si sta applicando con la dovuta attenzione), nella formazione di una nuova classe dirigente diffusa alla quale consegnare definitivamente il testimone: tre compiti estremamente difficili, che richiedono sacrifici e abnegazione, nonché la consapevolezza che non potranno essere portati a termine in tempi brevi. Ma che possono dare finalmente un senso all’esistenza di una minoranza dentro il Pd. Altrimenti, prevarrà il caos e a rimetterci non sarà Renzi, ma saranno gli elettori di centrosinistra. Tutti, vecchi e nuovi.

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