Un polemica inutile? Quella sul tesseramento

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Nulla di nuovo sotto il sole. Sarebbe utile rileggere la storia dei grandi partiti di massa

Il dibattito attorno al tesseramento Pd di questi giorni è, francamente, del tutto inutile e anche un po’ noioso. Inutile e noioso perche’ l’oggetto del contendere è antico e, al contempo, sempre uguale. Senza scomodare la storia, è appena il caso di ricordare che tutto ciò che oggi capita nel Pd – la stessa polemica e gli stessi argomenti e lo stesso linguaggio – succedeva già in un altro grande partito della prima repubblica, la Democrazia Cristiana.

Certo, il paragone può far storcere il naso a qualcuno che pensa che l’attuale partito sia molto diverso da quello che ha retto la prima repubblica per oltre 40 anni. Ma deve rassegnarsi. La somiglianza, almeno sul versante del tesseramento e di tutto ciò che ruota attorno a questo tema, è persino matematica.

Per evitare di girarci attorno, mi limito a 3 considerazioni secche.

Innanzitutto i numeri del tesseramento. E’ vecchia come il mondo la polemica. Se ci sono più tesserati qualcuno dice che il Pd è oggi un partito vivo piu’ che mai. Gli altri, come da copione, sostengono che si tratta di tesserati – o di infiltrati – che nulla hanno a che vedere con l’appartenenza ad un partito di centro sinistra. Ora, che il Pd sia un partito che ha mutato in profondità il suo profilo politico e la sua natura culturale dopo la segreteria di Renzi, è un fatto che ammettono ormai tutti.

Prima di tutti gli stessi renziani. E’ ovvio, pertanto, che i tesserati al Pd cambiano. Se prima di Renzi erano prevalentemente persone che si riconoscevano in un partito di sinistra o di centro sinistra, oggi ci sono anche altri. Cioè provengono da altri mondi, da altri percorsi culturali e da altre esperienze politiche. Come sta puntualmente avvenendo. E non soltanto al Sud o in Sicilia o in Calabria o in Puglia. Quindi sui numeri la polemica è del tutto inutile e fuorviante.

In secondo luogo, 50 anni fa come oggi, si discute se ci sono “correnti di solo potere” o “correnti di solo pensiero”. Ricordo la polemica, giusta e feroce, del leader della sinistra Dc Carlo Donat-Cattin contro i dorotei e i gruppi di potere nella Dc dell’epoca che, sempre in nome del cambiamento e del rinnovamento, facevano tessere a man bassa e poi, di conseguenza, governavano il partito.

I tempi, come ovvio, sono cambiati profondamente ma le modalità organizzative e logistiche sono sempre le stesse. E cioè, facciamo moltissime tessere senza guardare in faccia nessuno e così siamo sicuri di potere contendere il potere e conservare il potere stesso. Dov’è la differenza?

Francamente e’ difficile scorgere punti di dissonanza rispetto al passato recente e meno recente. Certo, normalmente i gruppi e le correnti – ieri come oggi ci sono e sono strutturate e rigorosamente organizzate a livello locale come a livello nazionale – minoritarie tendono a privilegiare l’elaborazione politica e culturale e quindi una maggior omogeneità dei tesserati e della loro provenienza.

Ma nella dicotomia tra “correnti di pensiero” e “correnti di potere” non c’è nulla di nuovo rispetto al passato.

Infine, e occorre dirlo con chiarezza, in un partito democratico la tessera è comunque sempre uno strumento importante e dovrebbe servire per misurare i rapporti di forza all’interno del partito. Anzi, proprio il tesseramento dovrebbe essere – almeno ipoteticamente – lo strumento decisivo capace di limitare il “partito personale” o il “partito personalizzato” come ormai sono tutti i partiti italiani. Su questo versante, l’influenza politica e culturale del ventennio belusconiano è stato decisiva e determinante nel modellare e nell’orientare la struttura organizzativa dei partiti.

Quindi, non c’è’ nulla di nuovo sotto il sole. Al di là delle chiacchiere, delle polemiche e della propaganda, quello che capitava ieri capita puntualmente oggi. Con le stesse modalità, con gli stessi metodi e addirittura con le stesse parole. Ecco perché, a volte, è bene rileggere seppur distrattamente la storia dei grandi partiti popolari e democratici del passato prima di accendere polemiche che fanno parte, semplicemente, della storia politica dei grandi partiti italiani. La Dc ieri e il Pd oggi, tanto per citarne solo due.

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