Un Pd “di opinione” per dare più spazio al territorio

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Militanti del Pd durante l'allestimento di un banchetto per l'iniziativa "Italia Coraggio", Roma, 5 dicembre 2015.   ANSA/ETTORE FERRARI

Per comprendere il ruolo dei circoli nel Pd bisogna chiarire se il partito punta ad essere “allargato” o “tradizionale”, strutturato e basato sugli iscritti

L’articolo di Emanuele Cristelli, che ritengo bellissimo, delinea un modello di circolo o sezione di partito che appartiene, almeno per il momento, al mondo mitico, utopico, onirico: un partito/circolo “scuola”, “divertimento”, “bar,”, “libreria”, “informatico”, “educatore”. Evviva! Un vero centro ricreativo di altissimo livello culturale. Come mi piacerebbe! Penso, però, che prima di approdare su queste felici rive occorra, più prosaicamente e per dare contorni più realistici all’utopia ‘Cristelliana’,  partire da una riflessione seria sul perché i circoli/sezioni non funzionano come dovrebbero, sono poco frequentati, hanno poca voce nel partito.

Per non parlare poi delle difficoltà oggettive ad aprirne dei nuovi. Non si tratta, quindi, di negare l’importanza della loro presenza sul territorio ma di capire a cosa devono la loro esistenza e in cosa consista la loro essenza. Ma non si può procedere nel ragionamento se prima non si chiarisce un punto fondamentale: il Partito Democratico punta ad essere un partito “allargato” ( verosimilmente di “opinione” ) o un partito “tradizionale”, strutturato e basato sugli iscritti? È facilmente comprensibile che il destino dei circoli sarebbe direttamente collegato alla scelta privilegiata.

Nell’ipotesi del partito “allargato”/di “opinione”, ritengo che essi troverebbero linfa vitale e ragioni operative nelle linee politiche e programmatiche dettate dal Segretario nazionale del partito, che sarebbero di sua esclusiva competenza. Ma il Segretario nazionale, a sua volta, dovrebbe ritenersi vincolato, nella stesura del programma di indirizzo politico, ad alcuni principi caratterizzanti l’identità del partito e contenuti nello Statuto del partito, all’articolo 1, quali: la tutela delle fasce più deboli della popolazione, la difesa e l’allargamento dei diritti civili, la realizzazione delle condizioni che favoriscano maggior eguaglianza nelle opportunità di crescita dei cittadini. Quindi, principi importanti, vincolanti, che dovrebbero far parte del programma di governo, una volta chiamato, il Segretario, a quel ruolo.

Statuto e principi che dovrebbero avere una forte pubblicità a livello mediatico per favorirne la più ampia conoscenza possibile. L’azione dei circoli, allora, risulterebbe più agevolata, perché incanalata nel solco programmatico già tracciato a livello nazionale; sparirebbero, in tal modo, conflitti interni su questioni ideologiche; l’attenzione verrebbe così rivolta a problemi più specifici legati al territorio, alla selezione dei canditati alle cariche elettive, al confronto con i parlamentari locali, all’attività di propaganda e di reclutamento, allargamento del consenso,ecc. Si potrebbe così gettare le basi per una maggiore affluenza ai circoli di persone di varia estrazione ideologica, con interessi e culture differenti, non intimorite nel rappresentare idee diverse ed aprioristicamente osteggiate, ma tutte impegnate a convergere su temi unificanti ed inclusivi. Nei circoli si respirerebbe così un’aria di fattiva collaborazione, di distensione e maggiore serenità.

Nella seconda ipotesi di partito “tradizionale”, vedo, comunque, il cammino sempre più faticoso e senza futuro.

In estrema sintesi, dunque, un partito organizzato su due livelli operativi: il primo, costituito dal Segretario nazionale, col suo staff, con compiti, vincoli e responsabilità succitati; il secondo costituito dai circoli territoriali, col compito precipuo di ricercare le condizioni ottimali per agevolare il reclutamento e l’allargamento di simpatizzanti e frequentanti i circoli stessi. Il collante fra i due livelli è rappresentato, innanzitutto, dai parlamentari eletti nel territorio di appartenenza e poi da altre modalità d’incontro da studiare. Però, non illudiamoci: la partecipazione ai circoli sarà sempre difficoltosa, sia per la sfiducia nei partiti che permea ormai in modo trasversale ed irreversibile tutti i cittadini, sia per la sensazione di impotenza a cambiare le cose partendo dal basso.

pensionato Carlo

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