Un patto per salvare Roma

M5S
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Da quando la Raggi si è insediata in Campidoglio, i romani hanno potuto constatare il modus operandi della sindaca e del M5S

La palude in cui versa l’amministrazione capitolina, paralizzata da lotte interne al movimento 5 stelle e da mesi interamente bloccata sulle nomine e su una Giunta il cui completamento sta diventando una sorta di leggendario Graal, è ormai sotto gli occhi di tutti. Da quando la Raggi si è insediata in Campidoglio, i romani hanno potuto constatare – senza pregiudizi – quanto il modus operandi della sindaca e della forza politica di cui è espressione stia rivelando, anzi stia persino peggiorando, i medesimi odiosi difetti della vecchia politica, bersagliata a suon di vaffa da Grillo e suo principale obiettivo nell’ambizioso piano di rivoluzionare la società italiana.

Una volta accertato il fallimento dell’idea dell’ “uno vale uno” e demolito – fatti alla mano – il dogma della trasparenza, resta il problema di una città, la capitale d’Italia, che ha estremo bisogno di un governo stabile, di istituzioni che abbiano una visione strategica, di interventi immediati e non più rimandabili. Nessun cittadino romano, indipendentemente da come si è espresso nel segreto dell’urna, può augurarsi che le cose vadano male, nessuna persona sana di mente può farlo.

Figuriamoci se posso io, che ho messo anima e corpo in un’avventura proibitiva, fisicamente e mentalmente totalizzante, che comunque intendo proseguire impegnandomi in prima linea in tutte le forme consentite, in Assemblea capitolina e fuori. E questo per amore di una città di cui non riesco ad accettare lo stato di declino permanente e inesorabile. Da politico di lungo corso – espressione che forse adesso ai più suona un po’meno ripugnante di qualche mese fa – conosco le regole ed ho accettato la sconfitta elettorale.

Per quanto la situazione odierna appaia oggettivamente critica il nostro compito non è prestarci ad operazioni di cosmesi elettorale, non è fornendo un nome in più in qualche casella vacante che aiuteremo Roma. Forse aiuteremmo la sindaca più di quanto lei sia in grado di fare con se stessa ma il banco di prova della democrazia ora prevede che siano i vincitori a dare delle risposte e l’opposizione a vigilare sulla correttezza e sull’efficacia delle proposte in campo.

Fin qui, di tutto ciò, abbiamo visto praticamente nulla. Perché al netto della degenerazione delle forme è di sostanza che Roma ha bisogno: di riorganizzare la macchina amministrativa, di approvare un bilancio, di rifare le gare di appalto, di mettere a norma le strade dissestate, di manutenere bus e metro, di riequilibrare le diseguaglianze sociali, di garantire alle famiglie che i loro bambini troveranno presto una maestra il primo giorno di scuola, visto che pochi l’hanno trovata.

Per questo sabato scorso con l’associazione Roma Bella, nata insieme ai tanti che non hanno voglia di mollare Roma al suo destino, abbiamo fatto un punto sui primi 100 giorni di amministrazione Raggi e abbiamo preso un impegno comune: essere utili alla Capitale, prima di ogni polemica. Alla luce della penuria di temi concreti su cui dibattere abbiamo scelto noi, con la squadra che sarebbe stata con me in Campidoglio – già pronta, al riparo dal classico spoil system e dalle pressioni che inevitabilmente arrivano addosso a chi ha l’onere di governare – di elencare le nostre proposte. E ce n’erano tante, tutte possibili, tutte già testate, tutte immediatamente operative. Sono lì, consultabili nel programma di governo della città a disposizione della sindaca, se volesse, come lo sono dei romani.

Al Campidoglio manca una visione, noi siamo pronti a mettere a disposizione la nostra. Ad un’amministrazione senza progetti e soluzioni diciamo: ci sono le nostre. Non abbiamo copyright da rivendicare, ma l’ambizione di essere utili a Roma. Non credo esista un contributo migliore di questo. Anche perché, se vogliamo cambiare le cose, è l’unico sistema che conosco ed è l’unico che funziona.

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