Un Paese arrabbiato ma l’alternativa a Renzi non c’è

Amministrative
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni amministrative comunali, Roma, 06 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

I due schiaffi di Roma e Torino mentre Sala è avanti nel punto più moderno del Paese

Al momento l’unica vincitrice certa è Virginia Raggi, ormai di fatto sindaco di Roma con una percentuale molto forte, ben oltre il 60%. Una vittoria che dà a lei e al M5S una grande responsabilità, quella di governare una Capitale esausta. Compito terribile per chiunque. Malgrado inesperienza, bugie e improvvisazioni, la Raggi ha saputo intercettare il disgusto dei romani per la politica, quella vestita di disonestà e impotenza.

Complimenti a lei e un forte saluto a Roberto Giachetti, che ha rianimato un Pd a pezzi, l’ha portato al ballottaggio, ha scontato la cinica saldatura fra M5S e destra: ha fatto molto, di più obiettivamente non poteva fare.

Colpisce il ritardo di Piero Fassino a Torino. Colpisce perché segnala che anche in una città ben governata a un certo punto esplode non linearmente un improvviso bisogno di novità, che ha trovato anche qui nel M5S, in Chiara Appendino, un veicolo ben attrezzato. Persino la solitamente tradizionalista Torino vuole cambiare aria: e se il Pd è vissuto, a torto o a ragione, come la conservazione il risultato è questo.

A Milano invece sembra prevalere Beppe Sala. Non era scontato, stante il clima generale, e tenuto conto di un avversario forte come Stefano Parisi. Sarebbe una vittoria che confermerebbe la forza del centrosinistra milanese proprio nel punto più alto dello sviluppo italiano. Sarebbe un fatto molto molto importante che nel luogo più moderno del Paese venisse premiato il candidato del centrosinistra.

Bene Merola a Bologna contro la leghista Borgonzoni, bene de Magistris contro uno spento Lettieri a Napoli.

Il quadro politico dunque subisce una scossa, col Pd in ambasce per Roma e Torino, ma non muta. La strana alleanza del “tutti contro Renzi” porta le due grilline alla guida di queste due città ma non costituisce, data la sua eterogeneità, un’alternativa credibile. E’ un mostricciattolo politico che va smontato. Complimenti soprattutto alla destra, che fa vincere M5S o perde come a Milano. Non ha nessun sindaco nelle 5 città più importanti dove si è votato.

E tuttavia, con un occhio al referendum di ottobre, farebbe bene Renzi a sentire questa Italia arrabbiata e a pensare a come correggere ciò che va corretto: nel senso di spegnere i fuochi polemici – perché il paradosso è che senza il Pd nulla si può fare ma lo stesso Pd ha troppi nemici – aprirsi di più, discutere meglio, lanciare messaggi innovativi e soprattutto accelerare le riforme. Non è facile ma non ci sono alternative, per ripartire.

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