Un nuovo Pd per riformare Roma

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In attesa di capire quali strascichi lascerà dietro di sé l’assurda vicenda Raggi, il Pd deve lavorare su un doppio binario. Ecco quale

La bomba atomica del caso Muraro scoppiata a 70 giorni circa dall’insediamento del sindaco Virginia Raggi e della giunta M5S ha dell’incredibile. Nessuno – neanche i più strenui oppositori – avrebbe immaginato che in così poco tempo si riuscisse a non proporre una soluzione ad uno solo dei problemi che affliggono la città di Roma, ma dilaniarsi soltanto in una contesa per il potere e per delle poltrone. Vengono evocati i poteri forti, ma si tratta di nomine e scelte che ha fatto Raggi stessa! Si vedrà quali strascichi lasceranno queste vicende, difficilmente potranno essere ridotti a meri danni d’immagine per la prima vera prova di governo dei pentastellati. Proprio per questo il principale partito d’opposizione della città, il Pd, deve organizzarsi rapidamente per preparare l’alternativa programmatica necessaria per rimettere in piedi la Capitale d’Italia.

Un doppio binario è la strada da percorrere. Da una parte, una serrata opposizione nel merito degli atti che proporrà la Giunta Raggi guidata proprio dal gruppo consiliare del Pd presente nell’aula Giulio Cesare, caratterizzato da un importante livello di esperienza amministrativa, ma anche dalla necessità di farsi perdonare i tragici errori di gestione politica durante l’amministrazione Marino di cui sono anche essi responsabili. Dall’altra, il partito locale dovrà vivere una nuova stagione dopo il lungo commissariamento grazie al congresso rifondativo, che completi la riforma organizzativa proposta dal rapporto Barca sui circoli Pd e dia spazio ad una nuova generazione di dirigenti, non compromessi con le passate gestioni e che abbiano già dimostrato le loro qualità nella dimensione delle municipalità romane. Nel congresso dovrà essere proposto un nuovo modello di governance per Roma e una nuova strategia di sviluppo che abbia uno sguardo lungo, decennale, frutto di un’ampia condivisione che scaturirà dal dibattito e che faccia proprie proposte già insite nella politica del centro-sinistra romano (come lo studio comparato di varie università internazionali “Roma 20-25”, da un’idea dell’ex assessore all’urbanistica Giovanni Caudo) e provenienti anche dalla società civile (come la “Prima(vera) di Roma” dell’associazione Koinè). Su tre temi centrali come assetto istituzionale, trasporti e rifiuti già si potrebbero lanciare alcune idee:

– La città di Roma deve essere riconosciuta quale Capitale d’Italia anche nei poteri e funzioni istituzionali, prendendo esempio dai sistemi che governano le altre capitali occidentali. Le amministrazioni di Roma Capitale, della città metropolitana e della Regione devono essere fuse in un unico soggetto, creando così il Distretto Capitale di Roma, che governi grossomodo gli attuali confini della provincia di Roma e che abbia sotto di sé soltanto i comuni facenti parti, compresi i 15 municipi di Roma a cui verrano devoluti compiti di vere e proprie città.

– Il trasporto pubblico locale di Roma deve entrare in un ottica nazionale, ristrutturando e cedendo l’ATAC e tutte le ferrovie concesse alle Ferrovie dello Stato. Permettendo così di salvaguardare la natura pubblica del servizio, ma allo stesso tempo efficientando e migliorando complessivamente le infrastrutture, puntando all’integrazione totale ed intermodale tra mezzi di superficie e materiale rotabile.

– La società dei rifiuti capitolina, AMA, deve essere integrata con la multiutility ACEA, rendendo Roma l’azionista principale di riferimento e trovando così un partner industriale che sappia chiudere il ciclo dei rifiuti nella città ed implementare un serio programma di investimenti per rendere più ambientalmente sostenibili i servizi di acqua, luce, gas e smaltimento.

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