Un nuovo patto per l’Ue

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Senza l’Europa Democratica non costruiremo l’Europa e non salveremo neppure le democrazie nazionali

Senza l’Europa Democratica non costruiremo l’Europa e non salveremo neppure le democrazie nazionali. Era il desiderio di Altiero Spinelli e l’insegnamento di un grande federalista come Marco Pannella. Spinelli e Pannella ci hanno lasciato, ma le loro idee no. Le loro battaglie sono le nostre. E’ da questa scelta che dobbiamo partire.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e il succedersi odioso di attentati terroristici ha marchiato a fuoco il Vecchio continente, ne ha capovolto il panorama politico, ci ha strappato alla quotidianità con il clamore stragista. Arrendersi mai. Mai confondere gli attentati che si susseguono con una frequenza morbosa con la normalità, con un fastidioso sottofondo del quale dobbiamo farci una ragione. Perché l’Europa è la nostra casa. E per salvarla – per salvare i nostri valori fondamentali e con questi la nostra identità – dobbiamo cambiarla.

Dobbiamo lavorare per un nuovo Patto Politico per l’Europa, il modo migliore per ricordare 60 anni di pace e di libertà: i 60 anni del trattato di Roma, il 25 marzo 2017 su cui stiamo lavorando con la futura Presidenza Maltese; e i 30 anni della più grande storia di successo europea:il programma Erasmus. Un patto politico con chi ci sta per costruire l’Europa politica e democratica che vogliamo. Per questo, vogliamo aprire un nuovo dibattito e dare allo stesso tempo le prime risposte concrete alle tante preoccupazioni dei nostri cittadini. Per Rafforzare la democrazia europea, introduciamo liste transnazionali per eleggere parte dei parlamentari europei nel 2019, usando la quota che era riservata al Regno Unito.

Torniamo al metodo comunitario, un metodo trasparente e democratico, per negoziare con la Gran Bretagna la sua uscita e il nuovo accordo: no a riunioni informali e tecnocratiche dietro le quinte, e pieno rispetto del ruolo politico di tutte le istituzioni UE. Per lottare contro la disoccupazione giovanile, rafforziamo la garanzia giovani e introduciamo un sussidio europeo contro la disoccupazione.

Moltiplichiamo le opportunità offerte da un “Erasmus per tutti” aumentando le risorse europee rivedendo il bilancio multiannuale UE. E rafforziamo il Piano Juncker per promuovere grandi progetti transeuropei finalizzati alla ricerca, al digitale e alle infrastrutture. Dobbiamo poi garantire a tutti il diritto alla sicurezza: per questo, dobbiamo rendere operativa la polizia europea delle frontiere esterne il prima possibile e mettere in campo di nuove iniziative per la difesa.

Ma dobbiamo anche promuovere la sicurezza dei diritti, prevedendo una revisione annuale per il rispetto e la promozione dello stato di diritto all’interno di tutti gli Stati membri Ue così come nei paesi candidati, a cominciare dalla Turchia. Matteo Renzi lo ha indicato con molta forza all’assemblea nazionale del PD: siamo davanti ad un importantissimo snodo politico. Lo status quo europeo porta alla disintegrazione. Può andar bene ai conservatori, e ancor di più ai populisti che vogliono distruggere e uscire: dall’Ue, dalla zona euro, dalla Storia dopo tutto…. E inchiodarci alla paura del futuro.

Può andar bene ai terroristi islamisti che ci massacrano a Charlie Hebdo, al Bataclan, a Dacca, a Nizza perché odiano la nostra libertà, la nostra uguaglianza, la nostra fratellanza. Ma a noi no! Noi che diciamo grazie ai padri fondatori per il loro dono più grande: l’Europa. Noi che siamo i figli rifondatori e ci impegniamo per una nuova politica transazionale. Questa è la grande sfida della sinistra europea. Questa è la nostra sfida: affrontiamola con la speranza e il coraggio del futuro.

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