Un metaprogramma per il Pd

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Il dibattito nel Pd si nutre del confronto fra visioni e prospettive differenti, come la socialdemocrazia “classica” e le ricette social-liberali

Il Pci veniva guidato dal “centro” interno e la presenza e l’influenza delle ali destra e sinistra costituivano una conferma di ciò. A prevalere, nei fatti, dal dopoguerra fino allo scioglimento è stata sostanzialmente la linea togliattiana della “democrazia progressiva”. Nelle grandi forze socialdemocratiche, al di là delle peculiari configurazioni interne e delle necessarie mediazioni, tendono invece a confrontarsi in maniera più netta linee fra loro diverse e alternative (ad esempio quelle più “old” e quelle più liberali), non essendovi bisogno di un “centro” che si faccia garante, per dir così, dell’obiettivo di superare il capitalismo.

Lo stesso dibattito interno al Pd si nutre del confronto fra visioni e prospettive differenti, come la socialdemocrazia “classica” e le ricette social-liberali incarnate ora da Matteo Renzi. Basta ciò a dare un futuro ai dem? Forse no. Non invoco, è ovvio, il ritorno al vecchio “centro”, bensì, mutuando il vocabolo da Franco Debenedetti, una sorta di metaprogramma: idee-guida che vadano al di là del contingente e che risultino da uno sforzo di lettura della realtà e di elaborazione politico-culturale.

Dinanzi alle due tentazioni principali, quella di far leva prevalentemente sulla cultura cattolica, a maggior ragione oggi con un papa come Francesco, e quella di raccogliere qua e là istanze e motivi radical-libertari senza riuscire a collocarli in una trama più generale, si tratterebbe di coniugare l’eredità socialdemocratica con la nostra epoca, caratterizzata dall'”individualizzazione”; e nel contempo da spinte comunitarie.

Ciò dovrebbe rappresentare lo sfondo di un lavoro di lunga lena volto a tratteggiare un quadro condiviso a cui possano far riferimento le varie sensibilità e le diverse piattaforme programmatiche che animeranno il confronto interno al Pd, negli anni di Donald Trump e della Brexit, certo, ma pure di Sadiq Khan e di altri simili a lui che iniziano a muoversi nella galassia dem degli Usa.

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