Un messaggio da Vienna: meglio sfidare la destra che inseguirla

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epa05324979 A tramway passes by an election poster reading 'A president who unites' of Alexander Van der Bellen, supported by the Green Party, a day after the Austrian presidential elections run-off in Vienna, Austria, 23 May 2016. Official results are expected for 23 May evening when absentee votes are counted to determine a winner in the presidential elections run-off held on 22 May, which's preliminary results showed a too close to call vote.  EPA/CHRISTIAN BRUNA

La vittoria di Van der Bellen è la sconfitta strategica per chi (come il governo austriaco) ha cercato di rincorrere le pulsioni populiste e xenofobe

“Ein Präsident der verbindet”. Un presidente che unisce. E’ questo lo slogan che Alexander Van der Bellen, il candidato indipendente con alle spalle una storia di militanza nel partito socialista e, soprattutto, nelle fila e a capo dei Verdi, ha scelto per fronteggiare e fermare la ‘marea nera’ che è andata molto vicino ad invadere l’Austria. Una vittoria addirittura a sorpresa, quella del 72enne “figlio di profughi” (come ama definirsi lui stesso) in un ballottaggio drammatico, che lo ha visto sopravanzare il candidato dell’ultradestra Norbert Hofer grazie al voto per corrispondenza degli 800mila austriaci all’estero.

Una vittoria che però porta con sé dei messaggi assolutamente chiari, che non possono essere ignorati. E i primi destinatari di queste ‘missive’ non possono che essere i socialdemocratici, non solo quelli austriaci. Forse non tutti sanno, infatti, che alla guida del governo austriaco c’è una grande coalizione composta dal partito socialdemocratico (Spö) e dal partito popolare (Övp). Un governo guidato fino a qualche settimana fa da Werner Faymann (dimessosi dopo i disastrosi risultati del suo partito al primo turno delle presidenziali) che aveva fatto parlare di sé per un atteggiamento totalmente ondivago sul tema migranti: dapprima facendo dell’Austria un paese-simbolo dell’accoglienza e poi, più si avvicinavano le elezioni, trasformandola (o quantomeno provando a farlo) in un fortino inviolabile. Da qui lo scellerato progetto del muro del Brennero, sonoramente respinto dalle istituzioni e dagli altri Paesi europei, Germania in primis.

Un progetto che, però, è stato bocciato dagli stessi austriaci, come ha dimostrato il voto di domenica. Van der Bellen era stato tra i critici più convinti delle politiche di chiusura verso i profughi messe in campo dal governo, non ha mai risparmiato prese di posizione nette, anche apparentemente impopolari. A differenza del governo Faymann, che, col passare dei mesi, si è messo a rincorrere le pulsioni più populiste e xenofobe (le più urlate), perdendo, oltre che la dignità, anche la base di consenso che aveva: rincorrendo la destra ha perso voti a sinistra, senza guadagnarne neppure uno a destra. Una lezione per tutti coloro che, irresponsabilmente, pensano di recuperare qualche voto giocando con le paure della gente.

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