Un “lo giuro” troppo presto dimenticato

Referendum
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Mai ho assistito allo spettacolo sconcertante di un intero partito che nell’arco di 36 mesi capovolge integralmente la propria posizione e invita a bocciare, a scardinare ciò che con solenne giuramento si era impegnato a realizzare

C’è un documento, una cartaccia malvagia e dispettosa che circola negli archivi della politica italiana. E che nessuno tira fuori, forse perché un po’ volgare. Noi che siamo ragazzacci da quel documento abbiamo soffiato via la poca polvere che lo ricopre, perciò siamo in grado di riportarlo alla luce.

Il titolo è imperioso: “Patto del Parlamentare – Sottoscritto dai candidati del Popolo della Libertà”. Il tono ancor più grave – “Io Prometto Solennemente di”- ma soprattutto è recente. È un giuramento del 2013 : in politica come dire ieri. E cosa giuravano? Su quali obiettivi il Cavaliere chiedeva a ciascun candidato di portare la mano al cuore e pronunciare solenne il suo “Lo Giuro”? Presto detto.

Io prometto solennemente di: Approvare la Riforma della Costituzione con il dimezzamento del numero dei parlamentari; Elezione diretta e popolare del Presidente della Repubblica; Rafforzamento dei poteri del Governo; Riforma del bicameralismo, Senato federale; Dimezzamento del numero dei parlamentari e delle altre rappresentanze elettive; Revisione dei regolamenti parlamentari e snellimento delle procedure legislative, con tempi certi per l’approvazione delle Leggi; Riordino e ulteriore semplificazione della legislazione vigente; Abolizione delle Province tramite modifica costituzionale; Abolire il finanziamento pubblico dei partiti (nessun fondo pubblico ai partiti); Dimezzare tutti i costi della politica.

Ecco, dico la verità: io di referendum ne ho promossi tanti. I referendum Segni quando quello che Pasolini aveva chiamato “il Regime”era giunto al tramonto. I referendum Giannini per liberare la pubblica amministrazione e l’economia dall’ingerenza dei partiti. I referendum Tortora per denunciare ciò che oggi è purtroppo ancora realtà: abusi, prepotenze, inefficienze della Giustizia italiana. Mai però ho visto un capovolgimento di posizioni così assoluto, repentino. Mai ho assistito allo spettacolo sconcertante di un intero partito, dei suoi esponenti, dei suoi parlamentari che nell’arco di 36 mesi capovolgono integralmente la propria posizione e invitano a bocciare, a scardinare ciò che con solenne giuramento si erano impegnati a realizzare. E sia chiaro, non voglio fare l’anima candida.

Non lo sono: la politica – per dirla alla Rino Formica – è anche fatta di “sangue e merda”, di tattica e cinismo, di spregiudicatezza e colpi bassi. Qui nessuno vuole impartire lezioni di moralità. Né assolvere la sinistra dalle sue precise responsabilità: personalmente votai a favore della proposta di riforma costituzionale di Berlusconi e non mi accodai al No della sinistra solo perché appunto quella proposta era “di Berlusconi”, così come mai mi accodai alla impotente melina di anni, spesi in “bicamerali” sostenute dalla sinistra , che millantavano per imminenti le riforme che mai hanno visto la luce. Ma qui, nel rinnegare così platealmente ciò su cui si è pubblicamente giurato, con i propri candidati schierati e dinnanzi al popolo degli elettori, c’è il segno di qualcosa di più, e di tragico.

È la rassegnazione al “tanto peggio tanto meglio”, al “muoia Sansone con tutti i filistei”, alla convinzione che la politica italiana sia condannata ad essere immarcescibile come immarcescibili –e per dirla con Sciascia irridemibili –sono i difetti degli italiani. Ecco, dunque, perché ho ritenuto utile promuovere Radicali per il Sì. Perché il Sì può aiutare a voltare una pagina, il No chiude un libro per sempre. Vi sono poi, certo, anche le ragioni di merito sui contenuti della riforma (mi riferisco, in primo luogo, alla riconduzione allo Stato di competenze cruciali quali l’energia e le infrastrutture, nonché all’istituzione del referendum propositivo). Ma intanto e in primo luogo, la ragione del Sì è proprio questa . La stessa, identica ragione di chi tre anni fa diceva Sì e anzi sul Sì giurava, ed ora pare avere smarrito la parola data, avere perso la memoria del passato, non avere e non voler dare a questo Paese alcuna speranza di futuro.

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