Un libro per spiegare cinque anni di Leopolda

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Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, durante il suo intervento alla kermesse Leopolda 5, Firenze, 26 ottobre 2014.
ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Cos’è la Leopolda: una ex stazione ferroviaria? Un polo fieristico? Un santuario della “rottamazione” politica?

“Siete pregati di prendere posto e di lasciarlo dopo tre mandati, e poi non lasciate aperti i finestrini, per evitare correnti”. Inizia con una voce fuori campo la storia della Leopolda, Firenze novembre 2010. “Leopolda. Diario di viaggio di una nuova generazione politica” (Albeggi Edizioni) di Romana Ranucci e Dario Borriello, racconta cinque anni di Leopolda tra sogni, passioni, emozioni, paure, speranze di quella nuova generazione politica che insieme a Matteo Renzi ha voluto provare a cambiare il destino del centrosinistra e il volto del Paese.  Il libro contiene interviste, estratti, interventi di alcuni dei principali attori di questo percorso. Una testimonianza preziosa per comprendere meglio quanto è accaduto alla politica italiana dal 2010 al 2014.

Spiegare a un giovane che si affaccia oggi alla politica cos’è la Leopolda, quale valore abbia avuto nel processo di cambiamento di un sistema che per venti anni ha avuto sempre lo stesso schema, e cosa è nato da questo evento, anche se può apparire strano, non è affatto un esercizio semplice. Innanzitutto occorre capire da quale latitudine si osserva il fenomeno: perché sin dalla prima edizione, la Leopolda ha segnato irreversibilmente la spaccatura tra un concetto di politica che parte dagli anni del glorioso Partito Comunista Italiano e un altro, nato dal basso, figlio della delusione di un popolo costretto a tirare a campare, durante la fase acuta di una delle crisi economiche e finanziarie più devastanti della storia occidentale. L’epoca in cui irrompe sulla scena la Leopolda, infatti, è quella che tutti ricordano per la perdita (quasi totale) di fiducia nei partiti tradizionali e soprattutto nelle facce dei soliti noti che li avevano gestiti fino a quel momento. (…)  Cos’è, dunque, la Leopolda? Sul tema, in realtà, ci sarebbe una quantità impressionante di risposte, che vanno dal sogno alla realtà, da un think tank a una convention italiana in stile Usa, dalla vetrina dell’uomo solo al comando al luogo dove persone sconosciute si sono trovate, hanno creato un gruppo e dato vita a un nuovo modo di fare politica. La Leopolda può essere tutto questo, ma anche nulla di questo. La Leopolda è la Leopolda. Se c’è una critica che più di tutte è stata mossa alla Leopolda, di sicuro è quella di essere una manifestazione ideata esclusivamente per alimentare le ambizioni di Matteo Renzi. Come il granduca (Leopoldo II n.d.r.) volle una stazione intitolata a suo nome, comoda per i suoi spostamenti, così i detrattori hanno sempre accusato l’ex sindaco di Firenze di essersi cucito addosso una manifestazione mediaticamente spendibile, di grande fascinazione, ma utile solo allo scopo di fargli scalare posizioni, e per questo spoglia delle bandiere di partito, aperta e inclusiva per chi volesse adorare il culto di un nuovo leader costruito sulle macerie del berlusconismo. La storia però, se letta nella sua completezza, in realtà smentisce seccamente queste accuse. Perché la stazione, nata per soddisfare le esigenze del granduca, fu snobbata

dalla maggioranza dei fiorentini, che la trovavano scomoda e poco pratica. Mentre rispondeva perfettamente alle necessità di chi doveva aggregare grandi quantità di persone per presentare un progetto o una scoperta. Esattamente quello che è successo due secoli più tardi con la Leopolda intesa come convention politica.

Certo, con Renzi protagonista e padrone di casa, ma comunque al servizio di un serbatoio di idee innovative. Di un prodotto che era il giusto mix tra bisogno e ambizione, genialità e quotidianità, regole e vita vissuta. Il luogo dove l’insoddisfazione di un’intera generazione si è potuta finalmente incontrare e trasformare in azione politica concreta. Aperta. Inclusiva. Riformista.

Cos’è dunque la Leopolda: una ex stazione ferroviaria? Un polo fieristico? Un santuario della “rottamazione” politica? Tutte queste definizioni sono tecnicamente e semanticamente corrette, ma la risposta migliore la fornisce lo slogan della penultima edizione, quella datata 2013, quella della definitiva svolta: “Diamo un nome al futuro”. La Leopolda è il luogo dove una nuova generazione (e non solo per questioni anagrafiche) ha provato a cambiare il destino del centrosinistra, e quindi della politica italiana.

Estratto dall’introduzione del libro, pagg. 21-24

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