Un investimento verde per fare grande Milano

Milano
Un momento della presentazione dell'iniziativa 'MiColtivo. The green circle', percorso di agricoltura urbana, con l'opera d'arte di Agnes Denes 'Wheatfield', un campo di grano nell'area di Porta Nuova, Milano, 11 aprile 2015.  ANSA/MOURAD BALTI

Perché Milano non può diventare il primo Comune in Italia a sperimentare una partnership pubblico provato nel campo della finanza verde?

Il green bond della banca mondiale sbarca a Milano ma i soldi vanno all’estero. Dal primo marzo scorso i piccoli risparmiatori possono sottoscrivere, per un minimo di 2mila dollari, una obbligazione, garantita dalla prestigiosa istituzione finanziaria, della durata di 7 anni, con un rendimento fisso dell’1,75% lordo e che verrà quotata presso la Borsa di Milano. Le risorse raccolte serviranno per finanziare progetti di sviluppo sostenibile (sanità, educazione, agricoltura, trasporti) nei Paesi emergenti come il Brasile, Indonesia, Paraguay, e il Botswana. Non si tratta del primo tentativo: nel maggio del 2015 la Banca Mondiale lanciò sul merca un prodotto simile raccogliendo 87 milioni di euro.

L’Italia è uno dei Paesi a maggiore tasso di risparmio del mondo. Secondo stime della Banca d’Italia la ricchezza delle famiglie Italiane ammonta a 9mila miliardi di euro, 3.600 investiti in attività finanziarie: titoli di stato, fondi di investimento, azioni e obbligazioni. Ovvio quindi che il portafoglio degli italiani sia di interesse per gli operatori finanziari globali. Prodotti finanziari “green” hanno poi un fascino particolare essendo agganciati a iniziative per sostenere lo sviluppo sostenibile e richiamando un concetto di difesa dell’ambiente che conosce una sensibilità crescente a libello globale. Una sorta di investimento “buono” alternativo a quelli tradizionali che evocano speculazione e rischio.

Meno positivo però il fatto che i risparmi nazionali finanzino lo sviluppo di nazioni straniere rispetto a quelle del Paese, anche se indirizzati a progetti di sostenibilità. Un trend che purtroppo si sta rafforzando proprio grazie alla ripresa economica. A fine 2015 il saldo cumulato delle partite correnti era in attivo per 34,9 miliardi di euro. Quello della bilancia commerciale era positivo addirittura per 53,6 miliardi oltre il 3% del Pil. Un dato inferiore, nell’Eurozona, solo a quella della Germania (7% del Pil). Per contro è però cresciuto in modo significativo il flusso degli investimenti di portafoglio in attività finanziarie estere da parte degli italiani che sempre a fine dicembre 2015 era pari a 96 miliardi di euro. Il Green Bond della Banca Mondiale è quindi solo uno dei tanti strumenti che stanno drenando la ricchezza del Pese.

La politica deve prendere atto di questa situazione e intervenire. Una soluzione potrebbe essere quella di favorire emissioni di green bond che sostengano gli investimenti verdi nel nostro Paese. E in questa ottica le amministrazioni locali possono giocare un doppio ruolo: spingere gli intermediari (Banche in primis) a creare prodotti finanziari idonei, rendere disponibili progetti di qualità su cui investire i soldi raccolti. Un circolo virtuoso possibile solo attraverso una partnership pubblico-privata.

Il mercato mondiale degli strumenti finanziari legati a progetti di sostenibilità è immenso. Negli Stati Uniti il 18% delle amissioni di obbligazioni è relativo a questi prodotti per un ammontare di 7mila miliardi di dollari (oltre 3 volte il PIL italiano). L’Europa si ferma a 372 miliardi, secondo stime dell’università Bocconi, con la Francia che guida con il 40% delle emissioni mentre l’Italia è il fanalino di coda con appena lo 0,1% e un solo soggetto primato ad avere emesso green bond. Strumenti finanziari “verdi” Made in Italy possono quindi non solo frenare la fuoriuscita di capitali ma attrarre investimenti esteri nel Paese.

Perché Milano non può diventare il primo Comune in Italia a sperimentare una partnership pubblico provato nel campo della finanza verde? La presenza in città di tutte le più importanti istituzioni finanziarie, una banca partecipata a soggetti riconducibili agli enti locali, la Borsa dove questi strumenti possono essere negoziati in sicurezza abbassando i rischi legati alla liquidità, rappresentano un ecosistema tra i più favorevoli al mondo. Non mancano infine i progetti di qualità: la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio pubblico, nuove scuole realizzate con tecniche di bioedilizia, interventi di rigenerazione urbana come quello di Lorenteggio (con benefici anche legati al minore utilizzo di fondi pubblici) e il grande progetto della riapertura dei navigli. Milano deve continuare a pensare in grande.

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