Un giustizialismo provinciale

Referendum
A polling station for a referendum on the duration of offshore drilling concessions in territorial waters, in Rome, Italy, 17 April 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il senso del referendum è quello di dire Sì o No al testo votato dalle Camere così come esso è

In questi ultimi giorni l’orizzonte del No si restringe, con varie cause nei tribunali, a un giustizialismo provinciale. Si cerca di ottenere per via giudiziaria un risultato impossibile, che non è stato tentato seriamente per via politica. L’articolo 138 della Costituzione segna una via molto chiara, che dovrebbe essere nota soprattutto a coloro che sviluppano una retorica della difesa statica della Carta.

Il senso del referendum è quello di dire Sì o No al testo votato dalle Camere così come esso è. Gli elettori costituiscono una specie di terza Camera chiamata a votare sullo stesso testo su cui si sono espresse le prime due. Non è quindi immaginabile che venga cambiato il titolo, che è parte integrante della legge, e che mai è cambiato nei vari passaggi parlamentari.

Né è pensabile che ciò che è stato votato in modo unitario dai parlamentari si divida una volta giunto nelle cabine elettorali: e poi chi mai dovrebbe avere il potere di dividerlo e secondo quali criteri? È quindi evidente che questa deviazione di giustizialismo provinciale tradisce la debolezza dello schieramento del No nel momento in cui è venuta sostanzialmente meno la personalizzazione contro il Presidente del Consiglio in carica.

Fa parte di essa anche il trattare ora con sufficienza ora con teorie del complotto varie prese di posizione di realtà straniere che, per quanto non spostino direttamente voti, dovrebbero farci interrogare tutti sull’immagine che l’Italia ha dato dopo la crisi di inizio legislatura, quando non si riusciva né a dare la fiducia a un Governo né ad eleggere un Presidente. C’è da stupirsi se qualcuno consideri irrazionale e masochista il riportare le lancette all’inizio del 2013, con due Camere che potrebbero esprimere maggioranze contraddittorie con gravi problemi di sistema, come accaduto quattro volte su sei dal 1994? Non si tratta però solo di questo per chi vuole esprimere un primato della politica su false scorciatoie giudiziarie e proporre uno sguardo largo, non provinciale.

Molti dei nostri problemi richiedono un rilancio della prospettiva europea che si può innescare solo un allineamento politico dei tre pianeti, dei tre Paesi più grandi. Due di essi, la Francia a primavera e la Germania in autunno, sono come bloccati perché le dirigenze politiche, pur essendo convinte di questa prospettiva, temono di eccitare gli elettorati in direzione opposta e adottano quindi un approccio minimalista. Crediamo che questa impostazione sia sbagliata, tuttavia con essa occorre fare i conti.

È però vero che usciti dalle tornate elettorali più facilmente la Francia, con qualche difficoltà in più la Germania (la Grande Coalizione ripetuta sta riducendo ad ogni legislatura la somma di voti e seggi dei due partiti di governo, specie della Spd) dovrebbero essere pronte a questo allineamento. A quel punto, però, troveremo ancora l’Italia? Mi sembra che, che lo si voglia o meno, solo se nel frattempo fosse riuscita l’op era di manutenzione straordinaria della Costituzione il nostro Paese sarebbe ancora capace di trainare per la propria parte questo processo.

In caso contrario, anche al di là dei contenuti specifici meritori della riforma soggetta a referendum (eliminazione dell’anomalia del doppio rapporto fiduciario, riduzione sensibile del conflitto Stato-Regioni col nuovo Senato delle autonomie), l’impatto delle forze contestative anti-europee che rappresentano, pur nell’eterogeneità, il nucleo egemone dello schieramento odierno del No, potrebbe farci trovare impreparati proprio nella finestra temporale propizia. Il Sì acquista oggi anche e soprattutto questo significato di politica alta, non provinciale.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli