Un giorno per l’autismo

Sociale
epa05239019 Mother Valeria Kuna (C) kisses the head of their elder daughter, six-year-old Abigel who lives with autism, as her husband Gabor Kuna sits at a table in their family's home in Budapest, Hungary, 16 March 2016 (issued 01 April 2016). Valeria Kuna is singer and trumpeter of the Fourtissimo Jazz Orchestra and the Hamsa Band. Abigel was diagnosted with autism two and a half years ago and at first the parents did not want to believe it because they just felt that the child has perfect pitch, feels the music intuitively and she is not malicious at all. Nowadays, Abigel realizes herself more and more in the world as a result of the individual and collective development. In 2008 the UN General Assembly designated 02 April each year as the World Autism Awareness Day to highlight the need to help improve the quality of life of children and adults, who are affected by autism.  EPA/PETER KOMKA HUNGARY OUT

Oggi è la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo

Oggi è il 2 aprile. Per molti, la maggior parte di noi, è un giorno come un altro. Anche per me a lungo lo è stato. Non da quando sono diventato papà di Sara. Sara, mia figlia che oggi ha 13 anni, mi ha insegnato a guardare le cose da una prospettiva diversa. Obbligandomi a farlo. Sono papà di Sara e Sara è una bambina autistica. Per molto tempo, forse per paura, forse per difenderla – da cosa poi? – ho cercato di separare la mia vita personale dal mio impegno pubblico. Fino a quando non ho realizzato che raccontare e raccontarsi – ognuno a suo modo, ognuno come può e vuole – è fondamentale per abbattere i muri e costruire giorno dopo giorno una società inclusiva.

Negli anni ho avuto la possibilità di raccogliere storie così diverse legate all’autismo, storie di sofferenza e rassegnazione, di genitori che non si sentono in grado di fronteggiare questo disturbo e decidono di mollare. Storie di successo, di ragazzi e ragazze che giorno dopo giorno conquistano il loro posto nel mondo grazie alla propria tenacia, all’affetto dei loro cari e all’appoggio di educatori e insegnanti di sostegno. Storie di sconforto, quando un padre e una madre vorrebbero garantire un futuro all’altezza delle aspettative del proprio figlio e si trovano a confrontarsi con una realtà che in alcuni casi non è in grado di accompagnare in un percorso di crescita. Storie di riscatto, quando lavorando ai distributori di merendine di una scuola o attraverso laboratori di giardinaggio, si prova a inserire lavorativamente ragazzi e ragazze che altrimenti rischiano di spegnersi come stelle nella nostra società dopo gli anni della scuola.

Da quando, grazie a Sara, ho prestato orecchio e occhi a queste storie, ho capito che basterebbe veramente poco per cancellare quelle negative e realizzare una società inclusiva, in ogni fase della vita di un autistico. Per questo ho deciso di impegnarmi in prima persona con la Fia, Fondazione italiana autismo: per dare voce ai protagonisti di queste storie. E con la voce anche l’ascolto. E con l’ascolto anche il supporto e il sostegno. Conoscere vuol dire comprendere. Comprendere vuol dire accogliere. Dal 28 marzo è partita la campagna #sfidAutismo, campagna che proseguirà fino al 6 aprile (vi invito a unirvi: basta donare 2 o 5 euro da telefono fisso o cellulare al 45507). Sui social è un rimbalzare di personaggi noti e meno noti – e ringrazio tutti quelli che hanno deciso di prendere parte – che sfidano questo disturbo con un urlo. La Rai ha previsto nei palinsesti delle sue reti spazi di approfondimento (a proposito: segnate domani in agenda lo speciale tg1 sul tema), finestre sulle esperienze di persone con autismo, delle loro famiglie, di associazioni e territori. Oggi migliaia di monumenti di tutto il mondo si illumineranno di blu e ogni città ospiterà eventi che mettono al centro questo disturbo. Ma dobbiamo far sì che sia 2 aprile tutti i giorni. Vi confesso che mi fa strano vedere come le cose possano cambiare repentinamente da un anno all’altro.

Già rispetto all’VIII edizione della Giornata mondiale sulla consapevolezza dell’autismo, riesco a percepire chiaramente quest’anno un’attenzione diversa, più forte. Migliore. Abbiamo adesso una legge che si occupa di questo disturbo – la prima in Italia – e ne abbiamo quasi un’altra che riguarda il cosiddetto “dopo di noi”. Certo, ancora tanto dobbiamo fare. Ma siamo sulla buona strada. Non possiamo più permetterci di leggere storie a metà o racconti che conosciamo già per paura di doverci confrontare con qualcosa di altro da noi. Diversità è ricchezza e certe volte basta solo cambiare prospettiva per accorciare le distanze. Facciamolo oggi e facciamolo anche domani, e dopo domani ancora. Ogni giorno sempre un po’ di più.

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