Un giorno di ordinaria polemica

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Nella sostanza nulla di nuovo. Ma i rapporti restano tesissimi

Cosa resterà di questo 12 marzo dal punto di vista del Pd, della sua discussione? Nel merito dei problemi, poco, molto poco. Nei rapporti umani, cioè politici, fra i protagonisti resterà ulteriore acredine.

Renzi ha detto la sua, Bersani la sua, Bassolino la sua, D’Alema ha parlato d’altro – le munizioni le aveva usate tutte ieri.

Un po’stucchevole, da addetti ai lavori, la polemica sull’Ulivo, evocato da D’Alema, considerato da Renzi l’affossatore di quella stagione, con Bersani che se l’è presa sentendosi chiamato in causa (“Non meriti risposta”) – ma il premier ce l’aveva con l’ex premier – mentre in questa fase Roberto Speranza appare più impegnato nel non rompere.

Ha difeso le primarie, Renzi, ricordando la regola aurea, che chi perde accetta di lavorare per il vincitore. Un memento per Bassolino:  se la commissione rigetterà il suo nuovo ricorso farà bene a non fare liste contro la Valente.

Renzi, parlando ai giovani dem (che in mattinata avevano potuto ascoltare una bellissima lezione, quella di Alfredo Reichlin), a parte la polemica sull’ulivismo, si è tenuto sui risultati del governo, spiegando che “fuori di qui le polemiche sul nostro ombelico non interessano nessuno”. Probabilmente ha ragione lui, ma non aspettiamoci che la polemica interna al Pd sia destinata a spegnersi. Non sarebbe il Pd.

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