Un fallimento politico

Dal giornale
Il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta. ANSA/MIKE PALAZZOTTO

Non c’è politica se manca una visione dello sviluppo. Nessuno è senza colpe, in questa Sicilia alla deriva, con la zavorra di una finanza regionale insostenibile

È comunque un epilogo. Un ultimo atto che si conclude con una piccola storia ignobile. Comunque sia andata. Sia che quell’intercettazione esista, scandalo nello scandalo, in qualche non meglio precisato brogliaccio, e abbia fatto apparire soltanto un estremo bizantinismo l’autosospensione di Crocetta, mentre l’unica cosa degna che rimaneva da fare era dimettersi. Sia che quell’intercettazione non esista, come afferma la procura guardando alle sue carte, e bisognerà ricostruire ogni passaggio e ogni manina di questa faccenda.

Era partito il linciaggio a Crocetta – la scomunica laddove era stata la santificazione – e sembrava già consumarsi la parabola consueta dei masanielli di ieri e di oggi, che ai tempi del cortocircuito mediatico- giudiziario possono ascendere e discendere, campare o perire, per mezzo di un’intercettazione – come si dice – penalmente irrilevante. Sui social esplodeva la rabbia, la vergogna e infine il disincanto di una moltitudine di siciliani e non solo. Purtroppo, come capita, a pronunciare le parole più dure era chi stava cercando solo un lavacro, l’occasione di un ennesimo riciclo.

La verità è che aveva poco senso, e oggi ne ha ancor meno, stare a parlare dell’uomo Crocetta, o del personaggio. Di quello che sarebbe rimasto in un silenzio vigliacco di fronte a parole infami o di quello che sarebbe rimasto vittima di un’operazione per farlo fuori a beneficio di qualcun altro. Perché comunque sia andata ieri, non si tratta dell’ennesimo sasso nello stagno del suo governo regionale – uno stagno peraltro mobilissimo, in cui sono stati cambiati più di trenta assessori in pochi mesi. Non è rimasto nemmeno più lo stagno. Vi si sono ammassate tutte le macerie di una stagione di governo, senza governo e senza politica. Non parlo dei primi mesi dei Zichichi e dei Battiato che sembrano galassie lontane, o del “modello Sicilia” che non è mai esistito nemmeno quando si dichiarava “più grillino dei grillini”, o della “rivoluzione” abusata nelle conferenze stampa permanenti.

È che non c’è governo laddove regna l’emergenza, l’approssimazione e il trasformismo. Non c’è governo dove proliferano corti e “cerchi magici”, e se al rapporto con le forze sociali e produttive si sostituiscono le relazioni con i singoli, i legami “diretti” che non di rado possono comportare fenomeni di dipendenza patologica e psicologica. È quello che emerge dal “caso Tutino”, dove per scorgervi lo squallore non serviva un’intercettazione vera o fasulla o il racconto di faccende private del governatore che tali devono restare.

Era già tutto nella vicenda politica, nello scontro con la Borsellino, in cui Crocetta aveva nei fatti scelto il suo medico e amico poi arrestato. Ma non c’è nemmeno politica quando la discussione pubblica è sequestrata da un’eterna lotta sulle nomine, sulle patenti indebitamente rilasciate e tolte di legalità. Non c’è politica se manca una visione dello sviluppo, che non è certo solo compito di un governatore, ma di un’intera classe dirigente, e in primo luogo dei partiti che, se ce l’hanno, non l’hanno ancora comunicata a nessuno. Nessuno è senza colpe, in questa Sicilia alla deriva, con la zavorra di una finanza regionale insostenibile.

L’eredità del passato era devastante, bellamente ignorata dai Buttafuoco di turno che, nel vuoto di cultura e di memoria, hanno persino alimentato la nostalgia di Cuffaro. Una nostalgia che forse c’è, ed la più grave colpa di questa stagione. La crisi della Sicilia, del resto, non è imputabile tutta a questo governo regionale. E sarebbe disonesto non ricordare che manca, e non da oggi, a Roma e a Bruxelles, un’agenda per il sud all’altezza di una crisi che non è mai solo economica, ma è sociale e diventa persino morale. Non tutto si può fare a Palermo, e forse poco. Il vero delitto è non essere in grado di fare nemmeno quello.

Vedi anche

Altri articoli