Un consiglio a Ichino: cacci via chi insulta

ControVerso
Pietro Ichino in una immagine del 17 aprile 2012.
ANSA/GUIDO MONTANI

Certi fomentatori d’odio hanno sostituito quelli che una volta facevano la stessa cosa scrivendo sui muri dei gabinetti pubblici

Pietro Ichino, giuslavorista di valore, redige e manda a una lista di persone una succinta newsletter sui temi che segue e su qualche altra questione di attualità politica. Newsletter breve, ben fatta e sempre interessante. Rispettando le regole di queste forme di comunicazione è anche previsto che se il ricevente non fosse interessato basta un click nell’apposito spazio e si viene immediatamente rimossi. Ragion per cui Ichino si domanda con una certa curiosità come mai ci sia invece un gruppetto che, anziché attivare la procedura descritta, ogni volta lo riempie di insulti, naturalmente conditi con la giusta dose di volgarità. Non è che contestano le tesi dell’autore. Si limitano agli insulti. Come mai invece, si chiede Ichino, semplicemente non se ne vanno?

La risposta è, per me, piuttosto semplice. Questi signori, assai diffusi sul web, hanno sostituito quelli che una volta facevano la stessa cosa scrivendo sui muri dei gabinetti pubblici. Come loro si nascondono dietro l’anonimato e la loro capacità di insultare costituisce ed esaurisce la loro personalità. È la sola forma di discorso pubblico che conoscono. Inoltre la Rete crea una prossimità che aumenta, secondo loro, l’efficacia della loro azione. E in parte è vero, perché riescono in questo modo a inquinare ogni potenziale confronto di idee. Ho un consiglio per Ichino. Non aspetti che se ne vadano. Li cacci lui. Come se fossero quel che effettivamente sono. Vandali del confronto pubblico. Ripulire la Rete da anonimi, insultatori e minacciatori di professione è un dovere civico. In più ti fa sentire anche meglio. Un po’ come quando elimini un mostriciattolo da un video gioco.

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