Un calcio al sessismo, la grande vittoria delle giocatrici iraniane

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La capitana della nazionale iraniana di calcio non ha potuto giocare la finale della coppa d’Asia in quanto il marito si è rifiutato di firmarle il “permesso”

Avvolte negli scomodi veli imposti dal regime teocratico, le giocatrici della nazionale iraniana di calcio a cinque hanno vinto la coppa d’Asia, travolgendo l’Oriente con una serie impressionante di vittorie. Prima di celebrare l’inaspettato e storico evento, vorrei premettere alcune ovvietà, che tutti sanno ma che è bello ricordare.

Innanzitutto, se il calcio è più amato della politica è solo perché, scegliendo le squadre più forti, si ha la sensazione di vincere più spesso. Ma calcio e politica seguono la stessa logica, sembrano una specchio dell’altra; la politica, apparentemente, fa sul serio ciò che il calcio fa solo per gioco.

Di fatto, le squadre e i partiti hanno la pretesa e la presunzione di rappresentare città e nazioni, laddove è chiaro che in realtà non rappresentano più nessuno. Giocano solo per se stessi, per il proprio interesse e profitto.

Detto questo, il caso della squadra iraniana femminile è ben diverso. Le giocatrici non erano sostenute da nessun governo, da nessuna federazione, nemmeno dai mariti. Ha fatto il giro del mondo la notizia che la capitana della squadra non ha potuto giocare la finale perché il marito si è rifiutato di firmare il “permesso” per uscire dal Paese e recarsi nel luogo della finale.

Perché non l’ha firmato? Ovvio, per paura. Non è ben visto dal regime che le donne corrano dietro al pallone: troppo erotico. Sembra una barzelletta, e di fatto per molti in Iran lo è. I regimi sono tutti ridicoli: brutali e grotteschi, violenti e ridicoli.

Eppure, benché orfane del capitano, le nostre intrepide giocatrici hanno battuto le rivali giapponesi. Le quali sì che erano lì per “rappresentare” la Nazione.

Sicché, come mi faceva notare un amico iraniano, queste mussulmane che sfidano gli uomini al potere e vincono al pallone, ricordano molto quelle altre gloriose mussulmane di Kobane, che si battono anche loro contro uomini prepotenti. Addirittura col fucile. E vincono.

tratto da ytali.com

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