Un buon Pd sul territorio si assume le sue responsabilità

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(ARCHIVIO)
Un elettore del PD deposita la sua scheda con il voto per le primarie in un seggio elettorale di Genova, in una immagine del 08 dicembre 2013.
ANSA/LUCA ZENNARO

A Milano è in gioco un pezzo importante del futuro del partito, delle primarie e della città. Spetta ai protagonisti non rompere il giocattolo

È imbarazzante – a tutti i livelli nella nostra società – il riproporsi di atteggiamenti che delegano sempre ad un altro livello l’assunzione di responsabilità. Dipende sempre da qualcun altro.

Ho recentemente ascoltato da un segretario di federazione del Pd mugugni e lamenti per il ritardo con cui dal “centro” si affronta il problema dell’organizzazione. Localmente si attendono le indicazioni. Sembra che i margini di autonomia per fare e sperimentare non ci siano. Ma nessuno vieta alcunché. Lamentarsi è certo più facile ed è poi facilissimo nascondersi nel rimpianto del bel (davvero così bello?) tempo che fu. Solamente che con il rimpianto non solo non si attraggono nuovi iscritti e si perdono i vecchi ma si perde il contatto con il tanto mitizzato territorio. Ci si chiude anche fisicamente in locali sempre più tristi e poco attraenti. Bisognerebbe invece fare, sperimentare forme nuove di azione locale che rilancino la voglia di associarsi.

Per questo la settimana che si vivrà a Milano alla vigilia dell’avvio della procedura della raccolta firme per le primarie del centrosinistra per la selezione del candidato sindaco del 2016 assume un valore emblematico. A Milano si compirà un’esperienza importante non solo per il Pd ma più in generale per la ridefinizione della rappresentanza politica, del modo di relazionarsi tra partiti e cittadini. Il gruppo dirigente milanese, per scelta consapevole non per debolezza, sta comportandosi in modo diverso rispetto a quattro anni fa: oggi sta organizzando il torneo e non vuole proporre il “proprio” candidato. E le primarie sono davvero aperte e competitive. Ha diritto di candidarsi chi sottoscrive la carta dei valori e rispetta il regolamento.

È una procedura che responsabilizza tutti i singoli esponenti del Pd, a partire da quelli di maggior peso. Nessuno potrà nascondersi dietro la decisione collettiva o la marca. Bisognerà esporsi e assumersi le proprie responsabilità, anche quella dell’insuccesso.

Responsabilità verso la città, verso il Partito democratico e verso l’esperimento delle primarie. Ogni esponente di rilievo dovrà nelle prossime ore gestire consapevolmente la propria influenza mediatica sapendo che il bollettino locale di Milano si chiama Corriere della sera e che tutto ciò che accade in città non può non avere un riflesso nazionale: quindi etica della responsabilità e sguardo lungo. Non solo etica del convincimento, per ricordare Weber. Nel nostro tempo questo significa essere soprattutto consapevoli degli effetti mediatici delle proprie prese di posizione. Non è in gioco la propria visibilità, è in gioco un pezzo importante del futuro amministrativo della città, forse degli equilibri di governo e certo anche delle primarie. Questo giovane e fragile modo di stare nella democrazia del pubblico (e dei follower) che il Partito democratico sta sperimentando e al quale si guarda con interesse in tutta Europa. Ora spetta ai singoli protagonisti del torneo, ai loro fiancheggiatori, gestire la situazione senza rompere il giocattolo.

Se le cose andranno per il verso giusto sarà messo un mattone importante nella costruzione del nuovo rapporto tra cittadini, elettori e forme organizzate della rappresentanza. Per questo meglio concentrarsi sul successo delle primarie che sul tesseramento. La partecipazione alle primarie è un metro di misura della relazione partiti elettori molto più efficace dell’iscrizione.

E bisogna sostenere con forza che organizzare il torneo della democrazia, dalla discussione della carta dei valori e dei programmi, alla selezione dei candidati, è una ragione più che sufficiente per dare senso e gratificare la militanza. Molto più che organizzare feste e cerimonie di una religione civile ormai inesorabilmente tramontata.

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