Un accordo con l’Iran? Facciamolo contro la pena di morte

Mondo
pHGCSGcwyPywEcr-800x450-noPad

Mentre il mondo prova a ricucire i rapporti con Teheran, dall’elezione di Rouhani sono state giustiziate mille persone. Un appello per salvare Ali Taheri

In Italia si è scatenata una vera e propria mobilitazione mediatica per il giovane saudita Ali al-Nimr, condannato a morte da Riyadh per aver partecipato a manifestazioni di protesta anti-regime. Per lui, per la sua vita, l’Unità ha anche lanciato un hashtag (#FreeNimr), ottenendo il sostegno compatto del Partito democratico.

Benissimo, si tratta di una sacrosanta battaglia. Come sacrosanta è la battaglia contro la pena di morte. Parlando alle Nazioni Unite, non a caso, il presidente del consiglio italiano ha rimarcato l’impegno della nostra diplomazia per la moratoria internazionale contro la pena di morte. Una battaglia di umanità e di civiltà.

Se davvero crediamo in questa campagna, però, non possiamo accettare che rimanga confinata al solo caso del saudita Ali al Nimr. In questi mesi, infatti, l’intero Occidente – Italia compresa – è impegnato a ristabilire un rapporto diplomatico ed economico con l’Iran. Si è scatenata una vera e propria corsa a Teheran, al fine di ottenere i migliori contratti. Nonostante le buone intenzioni, però, è necessario ricordare che l’Iran resta un campione dell’abuso dei diritti umani.

Ciò vale particolarmente per quanto concerne la pena di morte. Come denunciano le ong attive per i diritti umani nella Repubblica islamica, solamente dopo l’elezione di Hassan Rouhani, l’Iran ha impiccato oltre mille esseri umani. Condanne per cui, nella maggior parte dei casi, non ha dato neanche una comunicazione ufficiale. Condanne, come avvenuto nel caso del prigioniero curdo Behruz Alkhani, avvenute mentre il detenuto era ancora in attesa della sentenza di appello da parte della Corte suprema iraniana.

In queste settimane, l’organizzazione Nessuno tocchi Caino ha lanciato una petizione per il prigioniero iraniano Ali Taheri, un medico, condannato a morte dall’Iran solamente per aver promosso un modello di “medicina alternativa”. Per la sua vita, Nessuno tocchi Caino ha già raccolto oltre 22mila firme.

La battaglia per la vita del saudita Ali al-Nimr deve trasformarsi in una battaglia per la vita dell’iraniano Ali Taheri e per la fine dell’uso della pena di morte anche da parte del regime iraniano. Promuovere un nuovo dialogo con Teheran senza richiedere questa fondamentale precondizione, sarebbe non solo sbagliato, ma anche controproducente.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli