Ue, il necessario salto di qualità

Europa
europa

I primi importanti passi avanti fanno risaltare i limiti dell’attuale “governo economico” dell’euro

L’approvazione da parte della Commissione Juncker del pacchetto di misure politica economica collegate al “Semestre europeo” segna una significativa affermazione di alcune delle posizioni sostenute dal PD e dal governo italiano nella battaglia per il superamento delle politiche di austerità. Non solo, infatti, la Commissione ha dato ragione all’Italia riguardo allo scorporo dal calcolo del deficit strutturale delle spese per affrontare la crisi dei rifugiati, l’emergenza terremoto e la messa in sicurezza del territorio, rivedendo in misura significativa – anche se ancora insufficiente per quel che riguarda il capitolo migranti – il suo precedente orientamento. Ma, in una apposita Comunicazione, ha indicato la necessità di un più generale mutamento di indirizzo nella politica economica europea attraverso l’attuazione di un’espansione fiscale di mezzo punto di Pil per l’insieme dell’area euro.

Si tratta di un’indicazione in linea con l’analisi da tempo svolta dal governo e dai socialisti e democratici europei: l’attuale fase economica, segnata dal binomio bassa crescita/bassa inflazione, e da un livello assolutamente insufficiente di investimenti pubblici e privati, richiede politiche di bilancio sostenibili ma espansive a sostegno della domanda, senza le quali si rischia di compromettere e depauperare in modo permanente il capitale fisico e umano, e quindi il potenziale di crescita della nostra economia.

Naturalmente, proprio questi primi importanti passi avanti fanno risaltare i limiti dell’attuale “governo economico” dell’euro – e, più in generale, del presente livello di coesione e di ambizione politica dell’Unione – di fronte alle sfide economiche e politiche del quadro globale e alla prevedibile assunzione di una linea di forte unilateralismo da parte della nuova amministrazione Trump.

Per quanto riguarda la legge di stabilità (che, è bene chiarire, non è stata respinta né ha portato a una procedura di infrazione, ma è stata solo giudicata a “rischio di non conformità”, nonostante presenti un deficit che la Commissione stima al 2,4% rispetto all’1,8 da essa indicato nelle raccomandazioni di luglio e all’1,1 definito in precedenza) l’apertura della Commissione sulle spese per i rifugiati non include ancora quelle per la gestione della frontiera.

Al di là dell’impatto di questo elemento in termini di «decimali» di Pil, conta l’elemento politico: la frontiera è un «bene comune» europeo e ciò va riconosciuto pienamente. In questo quadro, la battaglia prosegue su vari fronti. È invece molto positivo che si sia riconosciuto che anche gli interventi per la prevenzione del rischio sismico vadano considerati come parte integrante delle spesa legate all’emergenza terremoto, e che per questo essi consentono una deviazione temporanea dagli obiettivi di bilancio, come rivendicato con forza dall’Italia.

Per quanto riguarda la raccomandazione di una politica economica espansiva, che per la prima volta contiene l’affermazione che «è importante considerare l’area euro come una singola entità, come se ci fosse un Ministro delle Finanze europeo», colpisce soprattutto un dato. Come la Commissione stessa rileva, l’applicazione piena delle regole attuali porterebbe a una posizione di bilancio troppo restrittiva e in contraddizione con l’indicazione di una politica espansiva. Inoltre, la Commissione riconosce di non essere in grado garantire l’attuazione dell’espansione raccomandata, anche perché un possibile strumento per ottenere in parte questo risultato, attraverso la revisione del meccanismo con cui «adattare» l’aggiustamento fiscale dei diversi paesi al ciclo economico, è stato per il momento scartato. Si tratta in sostanza della autocertificazione dei profondi limiti del Patto di Stabilità da tempo denunciati dai socialisti e democratici europei, a partire dall’assenza di un trattamento più favorevole degli investimenti e dall’inapplicabilità della cosiddetta «regola del debito».

E, e al tempo stesso, della implicita affermazione della necessità di darsi (o utilizzare) gli strumenti per correggere le politiche troppo restrittive di alcuni paesi, e di dotare l’area euro di una capacità di bilancio per sostenere gli investimenti e, come proposto dall’Italia, realizzare degli ammortizzatori sociali comuni. Il risultato delle elezioni americane e le possibili «conseguenze economiche» di Donald Trump tolgono ogni alibi all’Unione Europea e ci rammentano che il tempo di cui disponiamo non è molto. Occorre un salto di qualità, e la rapida affermazione di una coerente determinazione a rilanciare il progetto europeo, dotandolo di u n’anima politica e democratica e degli strumenti e delle politiche all’altezza delle sfide attuali. L’Italia e il Pd si batteranno con determinazione per questo obiettivo.

Vedi anche

Altri articoli