Tutti i paradossi della cookie law

Tecnologia
cookie

Il cookie è veramente efficace o solamente un fastidio?

A distanza di più di un anno dal suo recepimento e di qualche mese dalla sua diffusa applicazione nel nostro Paese, la direttiva europea detta “cookie law” presenta tutti i suoi paradossi: infastidisce l’utente anziché proteggerlo da ciò veramente attenta alla sua privacy, mette in scacco il piccolo blogger e reca un danno agli operatori europei senza intervenire in alcun modo sull’uso sempre più intenso e pervasivo dei dati che vengono consapevolmente, ed ancor più inconsapevolmente, prodotti durante la navigazione online.

L’antiestetico pop-up che avvisa dell’uso dei cookie non è certo infatti il veicolo di comunicazione più efficace nei confronti del navigatore e funziona esso stesso con i cookie: apparirà pertanto ogniqualvolta questi vengano cancellati. L’effetto è che la comunicazione a cui si riferisce non viene letta da nessuno, ma offusca la lettura dei siti, soprattutto durante la lettura su smartphone.

Allo stesso modo, la cookie law crea obblighi e costi per qualunque sito anche se, lungi dal voler condurre intense attività di marketing digitale, semplicemente intende usare Google Analytics per monitorare i suoi accessi o i pulsanti dei diversi social media per favorire la condivisione delle informazioni. Infine, su un piano più strategico, questa norma crea difficoltà agli operatori europei – gli editori e i siti commerciali, per esempio – senza agire sulla vera attività che produce dati pervasivi ed aggregati: la login ad aree personali.

Il cookie infatti di per sé non fornisce informazioni significative sull’utente, mentre la login a piattaforme come Facebook e Google consente loro di avere di quella persona una visione estremamente puntuale eppur sintetica, spesso legata all’accesso a comunicazioni personali quali i messaggi e la posta elettronica. E’ pertanto auspicabile che il processo che vede la Commissione Europea impegnata sul fronte del Mercato Unico Digitale possa stabilire forme più certe di protezione dei dati personali da parte delle grandi piattaforme statunitensi e che modifichi l’applicazione della normativa sui cookie nei diversi Paesi dell’Unione. Tutto questo, però, in parallelo alla promozione di una vera e propria cultura della privacy, tanto più importante quanto più questa fuoriesce dal digitale e attraversa la nostra vita di persone, lavoratori, cittadini.

Vedi anche

Altri articoli