Tsipras e la linea d’ombra della politica

Dal giornale
epa04816488 Greece's Prime Minister Alexis Tsipras (L) is welcomed by European Commission President Jean-Claude Juncker (R) ahead of a meeting on Greece, at the European Commission in Brussels, Belgium, 24 June 2015. Greek Prime Minister Alexis Tsipras is set to conduct yet another round of crisis talks with representatives of the country's creditors, ahead of a crucial meeting of eurozone finance ministers where all sides hope a solution can be found to save the country from bankruptcy.  EPA/JULIEN WARNAND

Le reazioni di Lega e M5S alle scelte di Tsipras appaiono particolarmente biliose e offensive. Forze politiche immature e irresponsabili ogni giorno minacciano, alzano i toni, soffiano sul fuoco della protesta, ma restano lì, si tengono a distanza dalla linea d’ombra, non hanno alcuna intenzione di assumersi una sola responsabilità, non hanno una sola idea realizzabile per cambiare le cose.

Ho riletto con attenzione cosa hanno detto nelle ultime settimane a proposito di Tsipras e della vicenda greca i fautori nostrani dell’antica pratica della demagogia. Certamente era già abbastanza sconcertante notare che coloro che hanno stretto alleanze di ultra-destra in Europa con Le Pen (la Lega) e con Farage (il M5S), tifassero per un governo di sinistra radicale. Ma pur volendo tralasciare la suddivisione classica destra-sinistra, cosa c’entrano le posizioni sovraniste e anti-euro con quelle di Tsipras che vuole la Grecia in Europa e nell’euro? Evidente l’ipocrisia di Lega e M5S nel voler piegare il referendum e il suo risultato ai propri interessi di politica domestica, tanto da far sorgere il sospetto che, infine, del destino dei Greci gli interessasse davvero poco.

Ma tutto ciò è ancora poca cosa rispetto alle roboanti dichiarazioni contro Tsipras dopo l’Eurosummit. Salvini: ‘una buffonata’. Grillo: ‘colpo di Stato’. Di Maio: ‘traditore. Di Battista: ‘dilettante’. In effetti già ci sarebbe da discutere sul fatto che il leader del partito dell’eurodeputato Buonanno parli di buffonate, o che il deputato grillino che voleva aprire un dialogo con l’Isis accusi di dilettantismo qualcun altro. Ma restiamo nel merito. Con una rapida piroetta mediatica, Tsipras è passato in pochi giorni da eroe a nemico del popolo. Se ce ne fosse ancora bisogno, Lega e M5S hanno dimostrato per l’ennesima volta di essere populisti senza direzione e senza bussola. Secondo me, però, c’è un elemento in più. A demagoghi di casa nostra manca un pezzo fondamentale per comprendere (se non condividere) le scelte sofferte e difficili di Tsipras: la cultura di governo. Cosa significa governare se non anteporre il bene di tutti a costo di pagarne personalmente le spese? Cosa vuol dire governare se non giungere ad un compromesso che privilegi i destini generali anche se questo può valere la fine della propria carriera politica? In questo passaggio stretto e doloroso Tsipras ha dimostrato maturità politica, ha scelto di non tradire il suo popolo che in larghissima maggioranza voleva restare in Europa. In breve tempo sapremo se Tsipras è un vero leader, un vero riformatore, ma già adesso sappiamo che ha superato la linea d’ombra della politica.

‘La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama’. Così scriveva Joseph Conrad ne La linea d’ombra, la storia di un giovane capitano al suo primo comando in Estremo Oriente. Il protagonista è costretto a superare simbolicamente la linea d’ombra, il confine tra paura e consapevolezza, tra fare e lasciar fare, tra assumersi la responsabilità delle scelte o prendersela con il destino avverso, insomma la linea che segna il passaggio verso la maturità. E proprio nel momento più difficile nel profondo dell’animo del protagonista appaiono la forza, il coraggio, la tenacia, insomma le qualità che possono condurlo al di là della linea d’ombra, verso una nuova vita consapevole e matura.

Sarà per questo che le reazioni di Lega e M5S appaiono particolarmente biliose, offensive, proprio perché la scelta riformatrice di Tsipras dimostra impietosamente la distanza tra chi aizza le folle e chi fa di tutto per tentare di governare un Paese nel pieno della sua crisi economica peggiore. Forze immature e irresponsabili che a ogni ora del giorno minacciano, alzano i toni, soffiano sul fuoco della protesta, ma restano lì, si tengono a distanza dalla linea d’ombra, non hanno alcuna intenzione di assumersi una sola responsabilità, non hanno una sola idea realizzabile per cambiare le cose.

Forse per un po’ certe attitudini si possono dissimulare sotto una coltre di populismo, ma poi appaiono con tutta la loro debolezza agli occhi di tutti. E questo gli Italiani lo sanno bene

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