Tsipras cinico, vuole vincere le elezioni coi soldi nostri

Grecia
Greek Prime Minister Alexis Tsipras speaks with the media after a meeting of eurozone heads of state at the EU Council building in Brussels on Monday, July 13, 2015.  A summit of eurozone leaders reached a tentative agreement with Greece on Monday for a bailout program that includes "serious reforms" and aid, removing an immediate threat that Greece could collapse financially and leave the euro. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Il premier greco riuscirà infatti nell’invidiabile risultato di andare alle urne nelle vesti di salvatore della patria, non essendo ancora andate a regime le riforme con i tagli più duri, a cominciare da quelli pensionistici.

Certo che Alexis Tsipras sarà pure un uomo pragmatico, pronto a piegare la politica di sinistra ai diktat della finanza, ma è anche molto cinico. Se verranno confermate le sue dimissioni e le elezioni anticipate, avrà raggiunto uno scopo impensabile solo qualche settimana fa, quando la Grexit era ancora un’opzione: presentarsi ai greci come il salvatore della patria. Coi soldi nostri, perché il nuovo salvataggio usa le risorse di tutti.
Avrà pure un partito, Syriza, spaccato, rotta l’antica amicizia con l’ex ministro Varoufakis, effettuato decine di giravolte, eppure, forte degli 86 miliardi di euro di prestiti concessi dall’Unione Europea, col beneplacito finanche della Germania, e intascati i primi 13 dall’Esm per le urgenze del momento (rimborso di Bce e FMI), questo strano nipotino di Pericle potrebbe anche incassare un nuovo successo alle urne come lo scorso gennaio. Il premier (uscente?) greco riuscirà infatti nell’invidiabile risultato di andare alle urne nelle vesti di salvatore della patria, non essendo ancora andate a regime le riforme con i tagli più duri, a cominciare da quelli pensionistici.
Insomma, i tedeschi non si fidano e forse fanno bene: perché sappiamo tutti che gli oltre 320 miliardi di debiti, compresi i nuovi 86, difficilmente verranno restituiti. Sarà solo debito schiaccia debito, senza un vero taglio come vuole il Fondo monetario internazionale, con l’opposizione della Germania, che sembra accontentarsi invece di promesse da marinaio e, sopratutto, degli aeroporti ellenici.
Così, in questo pazzo mondo dell’euro, chi ha più debiti ed è quasi in bancarotta, ha più agibilità politica ( in pochi mesi due elezioni e un referendum, che ha peraltro bocciato le misure poi approvate dal Parlamento di Atene) di chi, come l’Italia, i suoi impegni li ha sempre rispettati. Lo sanno bene sia il premier Renzi che il ministro dell’Economia Padoan, constatato quanto è difficile convincere Bruxelles e la Merkel a fare un po’ di deficit spending per tagliare le tasse. A volte – se così andrà davvero a finire in Grecia con l’ennesimo ricorso alle urne – sembra più facile governare facendo debiti piuttosto che varando riforme.
Non proprio il massimo della democrazia comunitaria, visto che le norme asfissianti del Fiscal Compact e sull’ormai inutile 3%, non possono valere solo per chi le stesse regole europee le rispetta. Ci sarà pure un giudice a Berlino! E il problema e’ che quel giudice c’è.

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