Trudeau, un nuovo modello di premiership?

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Il primo ministro canadese sta inventando una nuova relazione con i cittadini

Che non sarebbe stato un Primo Ministro noioso, è apparso chiaro a tutti sin dal primo giorno dell’era Trudeau. Tradizionalmente, chi vince le elezioni si prende qualche ora di riposo con la famiglia per poi iniziare gli incontri con i vertici dello stato amministrativi, politici e militari in vista della staffetta con il predecessore.

Justin Trudeau, 44 anni, insegnante, dopo avere festeggiato sino a notte fonda la vittoria con i suoi sostenitori, si è invece alzato di buon mattino per andare alla stazione metropolitana “Jarry” (nel suo collegio elettorale, Papineau, nel nord-est di Montréal) per stringere la mano agli elettori, ed essere immortalato in innumerevoli selfie con donne e uomini, imprenditori, studenti, operai. Populismo? Vanità? In realtà è esattamente l’opposto.

Pochi l’hanno compreso, tanto che gli avversari elettorali hanno commesso il peccato – mortale per chi fa politica –  di sottovalutarlo, ma l’impegno di Trudeau, sin da quando è diventato il leader dei Liberal canadesi, è stato quello di rendere protagonisti i cittadini. Ha sempre messo la faccia lui per rendere protagonisti loro. Non stupisce quindi che abbia accettato di buon grado di prendere parte a “Face to Face with the Prime Minister”, il nuovo format della CBC (la televisione pubblica canadese) colloquiando a tu per tu con i cittadini davanti alle telecamere.

E’ un format che richiama immediatamente due riflessioni.

Primo, oggi il ‘coraggio’ dei politici si misura non solo nella capacità di risolvere i problemi delle persone ma anche – in un momento di forte crisi dei corpi intermedi – di essere un loro punto di riferimento. Ed esporsi direttamente significa lanciare un messaggio chiaro: “Sono qui, ditemi quello che vi aspettate da me, e ditemelo in faccia, davanti alle telecamere”.

Secondo: i programmi di informazione della tv canadese per certi versi si sono “europeizzati”, specie durante la lunga e dura campagna elettorale, con una  crescente presenza di politici nei talk-show e lunghi dibattiti, spesso duri ed aspri. Però i format restano molto diversi dai nostri, ed è molto più facile accendere la televisione e sentire giornalisti, scienziati, sociologi, che discutono di un tema di cui sono esperti piuttosto che trovarsi nel salotto di casa a ogni ora del giorno e della notte Matteo Salvini che sproloquia di ogni argomento, dal global warming all’importanza delle proteine nella dieta.

La novità è che pure i giornalisti in Canada possono fare un passo indietro, svolgere un grande lavoro in background nella preparazione del programma per poi lasciare spazio al contatto diretto tra eletti ed elettori.

“Quindi – spiega Peter Mansbridge, volto notissimo della CBC, in onda sin dai tempi di Trudeau Senior – abbiamo voluto fare un passo in avanti e creare qualcosa di inedito. Un programma che non ha precedenti”. La risposta è stata sbalorditiva, con un tasso di apprezzamento superiore al 90%. Dati, per capirci, più alti di quelli delle serie tv di maggiore successo. Il segreto è la sincerità: quello che il pubblico vede è quello che succede. “I dieci cittadini li abbiamo selezionati noi, sottolinea ancora Mansbridge, e quando dico “noi” intendo dire che non abbiamo chiesto pareri o permessi allo staff di Trudeau. Li abbiamo portati ad Ottawa ed abbiamo assicurato loro dieci minuti a tu per tu con il Primo Ministro, senza nessun altro nell’ufficio. Anche qui, tv verità: in ufficio non c’è alcun collaboratore di Trudeau, non c’è security, non ci sono io. Solo il Primo Ministro e un cittadino, e le telecamere a riprendere la scena, con due operatori”.

L’impegno nostro, spiega la CBC, è stato quello di selezionare dieci cittadini rappresentativi del paese per sesso, età, regione di provenienza, etnia, idee politiche e stili di vita. Dieci uomini e donne appassionati di un tema specifico e capaci di reggere 10 minuti a contatto con Trudeau. Questo è avvenuto con una “indagine” a tappeto: i collaboratori della trasmissione hanno contattato giornalisti locali, centri di comunità, gruppi su Facebook, cittadini su Twitter, camere di commercio, associazioni di volontariato, sindaci di piccole città.

E’ un format replicabile in Italia? Vedremo. Certo che dopo l’epoca della politica della finzione televisiva, rappresentata in modo esemplare da un Presidente del Consiglio tycoon editore radiotelevisivo che si faceva intervistare dai suoi dipendenti, dopo quella social con il dialogo con gli elettori tra post e tweet, il ritorno al “faccia a faccia”, al guardarsi negli occhi ed alle strette di mano può restituire fiducia e voglia di partecipare. Del resto, per definizione nel villaggio globale, tutto è locale e tutto ci tocca direttamente.

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