Troppi errori, ora per i Cinquestelle il web è diventato un boomerang

M5S
Beppe Grillo (s) e Gianroberto Casaleggio (s-2) in piazza San Giovanni durante la manifestazione di chiusura della campagna elettorale per le europee del M5S, Roma 23 Maggio 2014. 
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il sito e soprattutto i social ora mettono in difficoltà il Movimento. Ecco cosa è cambiato rispetto alla prima fase

Il Movimento Cinquestelle è nato sul web e deve la sua fortuna all’utilizzo della rete come veicolo di informazioni, propaganda politica (o meglio, antipolitica) e creazione di community online territoriali (i tuttora presenti meetup). L’utilizzo del blog di Beppe Grillo, i siti di contro-informazione e le pagine sui social network dei maggiori esponenti sono stati, fino a poco tempo fa, il segreto del successo del Movimento. Il messaggio è chiaro fin dal lontano 2007: “Via tutti! Distruggiamo tutto ciò che c’è e che c’è stato. Per la ricostruzione… c’è tempo”.

L’approccio politico e comunicativo che da sempre contraddistingue i Cinquestelle ha funzionato molto bene durante la fase di costruzione del Movimento, quando l’azione politica si concentrava al di fuori del Parlamento e si scagliava contro chi sedeva all’interno dei Palazzi. Risultava facile, in questo modo, intercettare il malumore sempre crescente verso la classe politica.

Per la verità questo tipo di comunicazione è risultato efficace anche nei primi 2 anni in cui il Movimento di Beppe Grillo si è seduto tra gli scranni del Parlamento. Questo, principalmente, per 2 motivi:

1) l’azione politica del Movimento Cinquestelle, all’interno delle aule parlamentari, è rimasta pressoché identica a quella intrapresa fuori dai Palazzi. Un enorme errore politico, ma una strategia comunicativa ancora efficace in quanto attivisti e simpatizzanti ci sono cresciuti con questo tipo di comunicazione ed è ciò che, dagli inizi, li ha gasati;

2) non ci sono stati temi di grande rilevanza a causa dei quali i gruppi parlamentari si sono divisi. C’è sempre stato un triste e laconico “No” su tutto.

Nelle ultime settimane sono però accaduti due fatti che hanno cambiato gli equilibri del consenso del Movimento sul web. E non solo. La vicenda di Quarto prima (dove il Movimento ha di fatto perso la credibilità in materia di verginità penale in politica) e il doppio ripensamento sul ddl Cirinnà poi (dove ha preferito tentare di affossare il governo Renzi al posto di legiferare in favore dei diritti dei cittadini) hanno scatenato le ire di iscritti, militanti, simpatizzanti e utenti del web.

Se sul blog di Beppe Grillo le critiche sono state tutto sommato contenute, così non è avvenuto sui social network. La maggioranza degli utenti web, letteralmente furibonda, ha riempito di commenti negativi i post dei maggiori esponenti del Movimento. Gli hashtag #Quaterloo e #dietrofrontM5S, lanciati dallo staff del Partito democratico, sono stati utilizzati da migliaia di persone e sono entrati in pochi minuti nei TT di Twitter. I post su Facebook  di attacco al M5S sono aumentati esponenzialmente e le risposte di chi doveva dare spiegazioni in merito ai vari punti di scontro non sono risultate convincenti.

È di sabato, infine, l’iniziativa “#5stelleArcobaleno” lanciata dai movimenti lgbt per promuovere le unioni civili e per denunciare quello che, fino ad ora, il M5S non ha fatto. Un vero e proprio assalto “arcobaleno” sulla pagina Facebook del Movimento per chiedere ai parlamentari grillini di non far prevalere la tattica politica ai diritti delle persone.

Assistiamo per la prima volta al fenomeno del web che da arma infallibile per il consenso si trasforma in un boomerang dalle potenzialità distruttive. La comunicazione è fondamentale, siamo tutti d’accordo, ma senza un’azione politica efficace risulta insufficiente. I sondaggi di queste ultime settimane, del resto, lo confermano.

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