Travaglio vomita bile contro Napolitano. Ma non ha capito nulla dell’intervista al Foglio

Il Fattone
travaglio-napolitano

Da dove nasce tutto questo accanimento del commendator Travaglio contro il presidente emerito, al punto da inventarsi di sana pianta circostanze e fatti mai avvenuti pur di calunniarlo?

Se Giorgio Napolitano fosse soltanto un “vecchio guitto” e Claudio Cerasa, che l’ha intervistato ieri sul Foglio, un “ragioniere”, perché mai Marco Travaglio avrebbe dovuto scriverci su un editorialone grondante insulti e rabbia? Ai vecchi guitti si concede tutt’al più una strizzatina d’occhio compiacente, e i ragionieri – chissà perché, una delle categorie più bistrattate – non meritano l’attenzione dei commendatori.

E invece non soltanto il commendator Travaglio scrive l’editoriale, ma s’inventa anche un titolo di apertura che, se il Fatto non fosse un giornale satirico, meriterebbe senz’altro una querela: “È tornato l’inciucione. Napolitano ordina e il Pd obbedisce. Salvando Silvio dal Ruby-ter”. Tutto falso, naturalmente: il processo Ruby-ter continuerà tranquillamente come prima; a votare a scrutinio segreto contro l’utilizzo di 11 intercettazioni (peraltro già ampiamente note) sono stati i grillini e, secondo un ottimo conoscitore degli umori di Palazzo Madama come Maurizio Gasparri, anche qualche senatore della minoranza Pd; e, soprattutto, Napolitano non ha né “ordinato” e neppure suggerito alcunché.

E qui torniamo all’interrogativo iniziale: da dove nasce tutto questo accanimento del commendator Travaglio contro il presidente emerito, al punto da inventarsi di sana pianta circostanze e fatti mai avvenuti pur di calunniarlo?

Il cuore politico dell’intervista di Napolitano al Foglio sta nella proposta di “un nuovo patto per l’Italia” fra centrosinistra e centrodestra e nell’apertura ad un possibile cambiamento della legge elettorale – cioè di quell’Italicum che Travaglio e i suoi amichetti della Casaleggio Associati srl sostengono essere un mostro antidemocratico al cui cospetto Erdogan è un liberale di sinistra. Il Fatto dovrebbe festeggiare, e invece inveisce. Perché?

Nel ragionamento di Napolitano la riapertura di un dialogo fra Pd e Forza Italia è strettamente connessa (anche se il presidente emerito non lo dice) con la riforma della riforma elettorale, vale a dire con una riedizione, in chiave minore, del patto del Nazareno. In politica le proposte non sempre puntano a diventare fatti: servono a volte a creare un clima, a definire uno scenario possibile, a sciogliere resistenze e impacci. In questo caso, l’operazione politica di Napolitano mira a svelenire il clima pre-referendario, a spersonalizzare la consultazione di novembre, a indicare una possibile road map per il dopo. Ma il commendator Travaglio, abituato a compulsare onanisticamente i mattinali delle questure, fatica a capire la politica, che richiede una raffinatezza e una maturità intellettuali a lui ignote, ansima e si perde.

E così siamo infine giunti alla risposta: Travaglio vomita bile contro Napolitano perché non ha capito nulla della sua intervista al Foglio. Niente, proprio niente. Nel suo cervello carcerario dev’essersi affacciata l’ipotesi che il presidente emerito stesse parlando di politica: un sospetto appena, subito fastidiosamente scacciato come una zanzara di luglio. Meglio concentrarsi sulle prestazioni sessuali delle Olgettine: qui, il commendatore non teme rivali.

Vedi anche

Altri articoli