Travaglio rimandato a settembre: di leggi elettorali non capisce nulla

Il Fattone
Marco Travaglio, durante l'evento Bulgari dell'Altaroma negli horti Sallustiani, Roma, 13 luglio 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

La sua requisitoria contro l’Italicum è piena di sciocchezze e contraddizioni. La sufficienza è ancora lontana

L’Italicum non è sottoposto a referendum, ma è parte essenziale delle riforme volute dal governo. Insieme stanno, e insieme cadrebbero. È dunque ragionevole che, in vista del voto di ottobre, si discuta anche di legge elettorale. Ma bisognerebbe farlo con un briciolo di serietà, senza lasciarsi trascinare dalla rabbia e, soprattutto, sforzandosi di non imbrogliare gli elettori. Del resto, le leggi elettorali servono se funzionano, e funzionano se producono maggioranze e governi stabili: non sono cioè un capriccio del leader di turno, e dunque vanno (andrebbero) giudicate nel merito, non a seconda di chi le propone.

Purtroppo per i lettori del Fatto, la strada imboccata da Marco Travaglio va nella direzione opposta: quella dell’insulto e della scomunica. Definire Stefano Ceccanti “costituzionalista de noantri” può far sorridere il tifoso, ma non aiuta chi vorrebbe ragionare. Purtroppo, da Travaglio è difficile aspettarsi di più: anche perché il Nostro di sistemi elettorali capisce poco e nulla.

Oggi per esempio ha scritto che “i premi di maggioranza si chiamano così perché aiutano a governare chi ha la maggioranza, non chi è minoranza nel suo Paese”. Il che, evidentemente, è una sciocchezza sesquipedale: chi ha la maggioranza, come suggerisce la parola stessa, non ha bisogno di un premio di maggioranza, perché ce l’ha già; il premio è viceversa necessario per garantire la maggioranza assoluta dei seggi a chi ha conquistato la maggioranza relativa dei voti (e dunque è “minoranza nel suo Paese”).

Nella sua sgangherata requisitoria, Travaglio prima accusa l’Italicum di consentire al “partito vincente” di “intascarsi la maggioranza per governare da solo anche se vale un’infima minoranza del Paese”; poi, con un’elegante piroetta, si lamenta perché i 24 seggi assegnati dall’Italicum come premio di maggioranza “sono pochi per garantire stabilità assoluta”, perché “se 24 deputati lasciano il partito o si mettono di traverso, il governo va a casa” (dunque il premio va aumentato? O magari bisogna far firmare agli eletti il regolamento della Casaleggio Associati srl che infligge una multa di 250mila euro a chi dissente?).

Non pago, Travaglio si lancia nella difesa della “complessità dell’elettorato” e poi, senza neppure accorgersene, si lamenta perché l’Italicum consente la formazione di “listoni artificiali e artificiosi con tutti dentro” (ma non aveva appena parlato di partito unico?). Insomma, siamo ancora lontani dalla sufficienza. Fortunatamente prima del referendum c’è l’estate, e speriamo che Travaglio la sfrutti per studiare almeno i fondamentali.

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