Travaglio punisce la bugiarda. Ma la Muraro, non la Raggi

Il Fattone
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L’assessora si deve dimettere. E la sindaca? “Ha sottovalutato il caso”

Come non concordare con Marco Travaglio? Come non apprezzare il suo vibrato e vibrante editoriale sul Fatto di oggi? Come non condividere la lucidità politica, l’adamantina coerenza, l’efficacia e la tempestività, il senso civico e morale che permeano le sue parole?

Leggiamo insieme: “Quasi sempre – questo l’icastico incipit del pezzo –, per un politico o un amministratore pubblico, avere un’indagine a carico è molto più grave che dire una bugia. Nel caso di Virginia Raggi è vero il contrario: la sua bugia è peggio dell’inchiesta per presunti reati ambientali e concorso in abuso d’ufficio”. E’ una posizione senz’altro dura, ma ampiamente giustificata e coerente.

Prosegue infatti Travaglio: “La Raggi ha raccontato frottole: non solo a noi e ai nostri lettori, ma a tutti i cittadini, ai quali aveva il dovere di dire la verità. Quella verità che ieri ha finalmente ammesso nell’audizione davanti alla commissione Ecomafie, quando un commissario le ha sbattuto in faccia una comunicazione della Procura che attesta come l’assessora all’Ambiente abbia saputo fin dal 18 luglio di essere stata iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile almeno per la parte dei presunti reati ambientali”. Parole severe, ma oneste.

L’ipotesi di reato, precisa giustamente Travaglio, “non è certamente sufficiente per giustificare le dimissioni di un assessore”, e dunque “bastava che la Raggi avesse detto la verità, non tanto al M5s, quanto ai cittadini attraverso i giornali che la intervistavano. Soprattutto se è vero – e non c’è motivo di dubitarne, fino a prova contraria – quel che va ripetendo da due mesi: e cioè che si è sempre comportata correttamente e non ha nulla da nascondere”.

Se la Raggi avesse dunque detto la verità, prosegue l’inflessibile ma giusto Travaglio, “lo stillicidio di voci e indiscrezioni che pende da due mesi sul suo capo si sarebbe interrotto. E lei avrebbe potuto continuare a ripulire Roma, come ha iniziato a fare in queste settimane con buoni risultati. […] Invece ora quell’inchiesta della Procura, doverosa ma – per il poco che se ne sa – tutt’altro che infamante, diventa molto imbarazzante proprio perché la Raggi la conosceva e, mentendo, la negava”. Parole sante, Marco, parole sante!

Perché, insiste ispirato l’incorruttibile Travaglio, “le bugie dei politici e dei pubblici amministratori sono sempre inaccettabili. Tanto più in una giunta a 5 Stelle che ha sempre predicato non solo l’onestà (che, riguardo la Raggi, non è in discussione fino a prova del contrario), ma anche la trasparenza (che invece è stata plasticamente calpestata)”.

A voler essere garantisti fino in fondo, concede generoso Travaglio, “la Raggi aveva persino il diritto di non parlarne e di non rispondere sul punto ai giornalisti. Ma, quando ha accettato di rispondere, doveva dire la verità. Invece non l’ha fatto – affonda implacabile Travaglio – e ora dovrebbe trarne le conseguenze, cioè dimettersi. Non per l’inchiesta, che nessuno sa che esito avrà e, non riguardando tangenti, appalti truccati, mafiosità o altre accuse infamanti, non è roba da dimissioni, almeno fino all’eventuale rinvio a giudizio. Ma per la bugia”.

Questo sì che è parlar chiaro! Applausi a Travaglio, onore al merito e viva il Fatto!

Peccato che la sindaca di Roma nell’editoriale di oggi sia a malapena citata: dove avete letto “Raggi”, Travaglio aveva invece scritto “Muraro”. E Virginia? “Probabilmente ha sottovalutato il caso”. Ah, ecco.

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