Travaglio prova la scalata in edicola usando (male) il referendum

Il Fattone
Marco Travaglio, durante l'evento Bulgari dell'Altaroma negli horti Sallustiani, Roma, 13 luglio 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Basterà la precoce campagna per il No alla riforma costituzionale a far risalire le vendite del Fatto?

Il Fatto s’è lanciato con lodevole anticipo – il testo dev’essere ancora approvato in via definitiva, il referendum confermativo non è ancora stato fissato – nell’eroica battaglia contro la riforma che snellisce e modernizza il nostro polveroso ordinamento istituzionale. E oggi ci informa che ben 100mila clic hanno omaggiato l’appello online che vanta fra i primi firmatari costituzionalisti del calibro di Monica Guerritore, Gustavo Zagrebelsky, Fiorella Mannoia, Stefano Rodotà e Daniela Poggi.

E’ possibile che dietro tanto anticipato attivismo si nascondi il desiderio di risalire la china delle vendite: se è così, non possiamo che fare a Marco Travaglio i nostri migliori auguri. E’ diventato direttore il 3 febbraio 2015, e i risultati non si possono negare: a gennaio dell’anno scorso, il mese prima che diventasse direttore, il Fatto vendeva ogni giorno 64.759 copie; quest’anno, sempre a gennaio, ne ha vendute 39.134: circa 25mila in meno, con un calo del 39,6% in dodici mesi.

Perché la gloriosa campagna per il No alle riforme abbia successo, se non nelle urne quantomeno nelle edicole, occorre però che l’ardito Travaglio ripassi un po’ di dottrina e magari si faccia spiegare, da Zagrebelsky o dalla Mannoia, che cos’è la Costituzione: altrimenti rischia, come gli è accaduto nell’editoriale di oggi, di inciampare in qualche castroneria.

Scrive infatti Travaglio che “la Parte Prima [della Costituzione] non solo viene toccata: viene stravolta”. Infatti, ragiona il brillante giurista, all’articolo 1 si dice che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”: ma “tra queste forme e questi limiti” non c’è l’Italicum, ergo l’art. 1 è stato “stravolto”.

Lo so, ci vuole pazienza, ma proviamoci lo stesso: dunque, caro Travaglio, per prima cosa occorre sapere che la legge elettorale è una legge ordinaria, non fa parte della riforma Boschi e non sarà sottoposta a referendum confermativo. Bisogna poi sapere che il popolo esercita la sovranità di cui dispone attraverso il voto, che è disciplinato da una legge, che è approvata dal Parlamento: per capirci, non è la redazione del Fatto che stabilisce come si deve votare.

Infine, se proprio vogliamo parlare di Italicum, può anche essere utile sapere che per conquistare la maggioranza dei seggi alla Camera non basta, come scrive Travaglio, il 25% dei voti: bisogna superare almeno il 40% o, in caso di ballottaggio, il 50%. E questo, siamo pronti a scommettere, lo sa persino Zagrebelsky.

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