Travaglio lost in translation: quelle scuse che Blair non ha mai pronunciato

Il Fattone
epa04646660 Former British prime minister Tony Blair listens to Vietnamese Minister for planning and investments Bui Quang Vinh (not pictured) during talks at a workshop about the economy in Hanoi, Vietnam, 04 March 2015. Blair expressed his hope that the Vietnamese government will make it easier for British enterprises to intensify investments in  Vietnam.  EPA/DUC THANH

Al direttore del Fatto sarebbe bastato leggere il titolo dell’intervista all’ex premier britannico, per evitare di sostituire il reale contenuto con le sue opinioni

Marco Travaglio oggi si occupa di politica estera, della guerra a Saddam e di Tony Blair, derubricato a “sterminatore della sinistra inglese” (è l’unico leader laburista ad aver vinto tre elezioni consecutive e ad aver governato per dieci anni) e “anche di quella italiana per interposti D’Alema, Berlusconi e Renzi” (il Cavaliere blairista ci era sfuggito, ma non è mai troppo tardi per imparare dal Fatto qualcosa di nuovo).

Blair, sostiene Travaglio, “chiede scusa: l’attacco all’Iraq, ammette con appena 12 anni di ritardo in un’intervista alla Cnn, fu un tragico errore”. Ne consegue, secondo il direttore del Fatto, che tutti i governi e i media occidentali – a partire naturalmente da quelli italiani – hanno “raccontato un sacco di balle, mandando migliaia di soldati a morire e a uccidere in nome di quella menzogna”. Travaglio pacifista con la bandiera arcobaleno intorno al collo è una variante gentile dell’inflessibile inquisitore cui siamo abituati: purtroppo, però, anche questa volta i conti non tornano.

Il fatto è che Blair non ha affatto chiesto scusa per la guerra in Iraq. Sarebbe bastato al fervente pacifista dare un’occhiata al sito della Cnn, che così titola l’intervista all’ex premier inglese: “The clear lesson of Iraq war”. L’occhiello è ancora più esplicito: “I find it hard to apologize for removing Saddam”, che significa, nel caso al Fatto non padroneggino l’inglese, che Blair non si scusa affatto. Anzi: “Ancora oggi – precisa – credo che l’Iraq senza Saddam sia migliore di quanto lo fosse con lui”. Le “scuse” riguardano “informazioni di intelligence sbagliate”, “alcuni errori di pianificazione” nonché “errori di valutazione su ciò che sarebbe successo una volta rimosso il regime”. Ma quella guerra non fu affatto una scelta sbagliata e Blair ne rivendica coerentemente la giustezza.

Travaglio è libero di non essere d’accordo: ma prima di attribuire a Blair le sue opinioni, e farne discendere un intero editoriale di lamentele, potrebbe, per una volta, non trascurare la verità.

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