Tra i volontari di Idomeni, la Meglio gioventù dei nostri giorni

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Cosa ho visto durante la mia missione nel campo profughi greco. Se prevalgono i muri, sarà la fine dell’Europa

Troppe volte abbiamo sostituito le persone con le idee: recarsi a Idomeni significa ricondurre la politica alla persona. Idomeni costringe a vedere con i propri occhi la sofferenza del nostro tempo, negli occhi di coloro che fuggono dalla guerra. Per questo ho deciso di andare e vedere. L’impatto è devastante: a Idomeni vivono in un fazzoletto di terra più di 10.000 profughi, in prevalenza siriani in fuga dalla guerra, moltissimi di etnia curda. Le condizioni igieniche sono precarie, nonostante il lavoro senza sosta dell’UNHCR e di Medici senza frontiere. Una distesa di tendoni e tende da campeggio. Se non si troverà in fretta una soluzione, la conca di Idomeni fra poche settimane si arroventerà, diventerà invivibile e il pericolo di epidemie sarà concreto.

La Polizia greca ha tentato più volte di convincere i profughi a una sistemazione più adeguata presso i campi di raccolta allestiti a Katerini e Veria. La condizione però è la registrazione delle generalità personali, a cui seguirebbe probabilmente il rimpatrio. Soprattutto dopo gli accordi siglati dall’Unione europea con la Turchia. Molti hanno accettato. La maggior parte rimane: Idomeni è un inferno, ma non è nulla rispetto all’inferno della guerra che ha distrutto le case e decimato le famiglie.

In patria erano professionisti, commercianti, artigiani, insegnanti, ora hanno perso tutto, non gli rimane che Idomeni e la speranza di raggiungere la Germania dove da tempo si sono stabiliti altri loro familiari. Entro nel campo e il primo impatto è coi bambini. Ogni nucleo familiare ha due, tre, quattro bambini. Idomeni di fatto è un campo di bambine e bambini. Ci sono bambini ovunque, bambini che giocano, bambini che litigano, alcuni non si staccano un istante dalle mamme, altri si aggirano liberi fra le tende. Vivono come un gioco questa esperienza terribile, sono destinati a farne memoria per tutta la vita. A me si attaccano letteralmente ai vestiti, vogliono giocare, non mi hanno mai visto eppure si fidano.

Mi si stringe il cuore, mi abbracciano, chiedono di essere fotografati. Fotografie che adesso custodisco gelosamente e ho deciso di non proiettare nelle iniziative pubbliche in cui vengo invitato per raccontare Idomeni. Per i bambini hanno allestito una tenda che ospita la scuola. All’ingresso leggo “Idomeni cultural center”. Oltre alla scuola incontro bancarelle di fortuna. C’è la bancarella delle sigarette, quella del fruttivendolo, c’è chi s’improvvisa barbiere, chi si presta a tenere i bambini dei vicini di tenda.

filo spinato

Per quanto difficile e precaria sia questa convivenza, la vita va avanti e si cercano nuovi equilibri esistenziali. Io li osservo e mi fanno pensare a “Miracolo a Milano” di De Sica e Zavattini: altri luoghi, altre povertà, a loro modo profughi anche quelli. I veri eroi di questa storia sono i volontari. Vengono da tutto il mondo a loro spese. Gestiscono la distribuzione degli aiuti dentro una vecchia fabbrica dismessa. Hanno allestito il quartier generale intorno a un vecchio albergo della vicina Policastro. Tutt’attorno qualche roulotte, tendoni di fortuna, cucine da campo. Preparano ogni giorni centinaia di pasti. Hanno tutte le età, non sono pochi i capelli bianchi, ma la maggior parte sono giovani: hanno tutti occhi sinceri, il viso si apre in luminose risate, a me paiono bellissimi.

Ogni generazione ha la sua Meglio gioventù e qui si dev’essere concentrata la Meglio gioventù dei nostri giorni. Prima di lasciare Idomeni mi avvicino alla grande rete allestita dalla Polizia macedone sul confine. L’ennesimo muro nel cuore dell’Europa. Il Trattato di Lisbona recependo la Carta di Nizza aveva solennemente sancito i diritti e la dignità della persona. Prima ancora i Trattati di Roma, la Comunità europea originaria, aveva voluto voltar pagina con le politiche che avevano condotto l’Europa a ben due guerre mondiali.

Se torneremo ai muri e al filo spinato, se nei singoli stati prenderanno il sopravvento le forze antieuropeiste, sarà la fine dell’Unione europea e il nostro avvenire diventerà oscuro. Lascio Idomeni guardando un’ultima volta i bambini. Mi auguro che con l’arrivo del caldo il campo di Idomeni sia smontato. Ma se malauguratamente l’Europa non dovesse trovare una soluzione adeguata, alla chiusura dei lavori di Montecitorio tornerò, questa volta da volontario.

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