Torniamo a parlare con i nostri coetanei per rianimare i Giovani dem

Community
Alcuni studenti aspettano di entrare in aula  per svolgere gli esami di maturità 2015 al liceo Visconti di Roma, 17 giugno 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Molti dirigenti ci vorrebbero già ingabbiati in correnti e poltrone. Ma noi dobbiamo restare liberi di dire quello che pensiamo

Sono uno dei tantissimi segretari di circolo della giovanile del Pd e vengo da una storia, quella del centrosinistra, che spesso viene dimenticata dalle nuove generazioni. Fare politica oggi è difficile: spesso veniamo derisi, la considerazione dei “grandi” nei nostri confronti è solo parziale e i nostri coetanei non riescono a rivedersi in noi visto l’eccessivo distacco che si ha tra i circoli e il Pd nazionale. Di questo vorrei parlare.

Ho 24 anni, milito nella politica giovanile da quasi dieci anni (dai tempi della Sinistra giovanile) e ho ricoperto diverse cariche nelle scuole, nelle organizzazioni studentesche, nel partito stesso. La cosa che mi preoccupa di più è l’eccessiva presa di posizione da parte dei big locali sui circoli e sui ragazzi della giovanile, quasi come se si volesse già indirizzare il giovane verso una corrente, verso una poltrona, verso un obbiettivo personale che nulla ha a che vedere con la costruzione di un partito e di una classe dirigente futura. Spesso troviamo segretari assistenti di quell’onorevole, presidenti nella struttura di quell’assessore, membri della commissione fedelissimi del senatore e tutto questo, in una logica che prevede la formazione di una nuova classe dirigente, è deleterio.

Noi giovani dobbiamo essere liberi di dire la nostra, avere un ideale diverso da chi ci ha preceduto poiché sono i tempi diversi a richiederlo (senza dimenticare nulla), dissociarci dalle lotte interne che nel nostro partito si stanno verificando affinché, quando toccherà a noi mandare avanti il partito, lo si possa fare senza dimenticanze, ma senza le pressioni dovute a vecchi sistemi personalistici. E sopratutto i primi a ringiovanirci dobbiamo essere noi: dobbiamo tornare nelle scuole, a parlare con gli adolescenti, con chi crede davvero che avere la tessera di una giovanile possa essere solo il primo passo di una lunga militanza fatta di battaglie per portare avanti i diritti, reclamare i nostri doveri, partecipare attivamente alla vita politica del nostro Paese. Solo così potremmo tornare a dare un senso ai Giovani democratici

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli