Tonini critica Speranza ma fa propaganda: sa benissimo che Verdini non serve

Pd
verdini SI VOTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA, RENZI ALLA PROVA DEL SENATO

Il bersaniano Miguel Gotor replica all’intervento di Tonini su l’Unità.Tv, nel quale veniva criticato Roberto Speranza

Il solitamente pacato ed equilibrato Giorgio Tonini invece di accusare Roberto Speranza di fare della propaganda farebbe bene a non propinarci la sua un tanto al chilo. Il governo di Enrico Letta è caduto dopo essere riuscito a emarginare Berlusconi e, semmai, proprio perché è riuscito a farlo, dimostrando di avere una maggioranza autonoma al Senato con la nascita del Ncd, un progetto che certo Letta non ha subito, ma semmai propiziato.

Non a caso, il primo atto di Renzi segretario è stato quello di rimettere Berlusconi e il suo colonnello Verdini al centro del gioco politico con il Patto del Nazareno e il secondo atto è stato l’ormai proverbiale “Enrico stai sereno” con cui ha pugnalato alle spalle Letta che aveva avuto la forza politica di spezzare le larghe intese, completando per via parlamentare, il risultato elettorale del 2013, grazie al quale per la prima volta nella sua storia il Pd sta governando l’Italia.

E Tonini sa benissimo che al Senato, dove sono state votate oltre quaranta fiducie, esiste una maggioranza di governo autonoma che non ha bisogno del soccorso di Verdini né di valorizzare ogni possibile trasformismo. Sostenere che il patto del Nazareno sia servito a fare le riforme costituzionali è una mistificazione: prova ne sia che il processo di riforma si è concluso in parlamento a maggioranza semplice, senza il coinvolgimento né di FI né del M5S, contrariamente a quanto ci eravamo impegnati a fare per non ricadere negli stessi errori compiuti nel 2001 dal centrosinistra e nel 2006 dal centrodestra. Tanta spregiudicatezza ha un prezzo che il Pd sta pagando sul piano dell’identità e della prospettiva politica e che sta provocando una crescente disaffezione di iscritti ed elettori del campo del centrosinistra che è un grave errore fingere di non vedere.

Tonini, infine, finge di non ricordare che uno dei passaggi più oscuri di questa legislatura è stato proprio il voto al Senato da parte di Forza Italia dell’Italicum alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica: in quel passaggio non ci fu alcuna rottura del Patto del Nazareno ma, al contrario, la sua massima celebrazione, condizionata da fattori economici e aziendali, ma anche da interessi privati e giudiziari di cui Verdini è plastica espressione.

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